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Un aspetto che si è sempre considerato rispetto all’inizio della pandemia è il fatto che l’inquinamento atmosferico peggiori la malattia causata da questo coronavirus. Diversi studi hanno sottolineato il collegamento tra la presenza di inquinanti dell’aria e la conseguente esposizione da parte delle persone e la severità del Covid-19. Un nuovo studio condotto negli Stati Uniti ha esaminato di nuovo tutto questo.

Si tratta di un’analisi condotta su 3.000 contee diverse del paese. Apparentemente, secondo i dati da loro raccolti, basta un piccolo aumento dell’esposizione media agli inquinanti a particelle fini per aumentare il rischio di morte del Covid-19 del 10%. Gli inquinanti in questione solo quelli noti come PM2,5.

 

Covid-19 e inquinamento: il collegamento

Le parole di Xiao Wu del dipartimento di biostatistica dell’Harvard’s T.H. Chan School of Public Health: “La ricerca su come i fattori modificabili possono esacerbare i sintomi del COVID-19 e aumentare il rischio di mortalità è essenziale per guidare le politiche e i comportamenti per ridurre al minimo la mortalità correlata alla pandemia. Tale ricerca potrebbe anche fornire un forte argomento scientifico per la revisione degli standard PM2,5 nazionali degli Stati Uniti e altre politiche ambientali nel mezzo di una pandemia.”

Come detto, i ricercatori hanno analizzato i livelli di PM2,5, i livelli medi del periodo tra il 2000 e il 2016. Hanno notato che basta solo un aumento di 1 microgrammo per metro cubo a far impennare il tasso di mortalità del Covid-19 di una singola contea; questo spiega ampiamente il motivo di per cui la Lombardia è stata la regione italiana con più morti del paese.