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Nel 2016, i leader di molti paesi del mondo si sono riuniti per dare vita all’accordo sul clima di Parigi. A tre anni di distanza dalla rettifica di tali accordi, gli Stati Uniti, sotto l’amministrazione Trump, hanno deciso di uscirne. Sono il primo paese a farne e la procedura di uscita richiede un anno. Essendo stato fatto il 4 novembre 2019, quest’anno è diventato ufficiale.

L’uscita degli Stati Uniti implica che alle prossime riunioni non potranno partecipare attivamente, ma potranno essere presenti solo come osservatori. L’incontro, come d’accordo, avverrà l’anno prossimo ovvero dopo cinque anni dall’inizio del progetto che mira a ridurre le emissioni di gas serra così da salvare il pianeta dal cambiamento climatico.

Trump è voluto uscire in virtù di salvare l’economia statunitense. Attualmente sono il secondo paese per emissioni di gas serra al mondo, proprio dietro la Cina. Impegnarsi a ridurre le emissioni vuol dire andare a stravolgere il paese con accorgimenti mirati, costosi e per certi versi poco efficienti.

 

Gli Stati Uniti sono fuori dall’accordo sul clima

Le parole di Rachel Cleetus, direttrice politica dell’Union of Concerned Scientists’ Climate and Energy Program: “La decisione di lasciare l’accordo di Parigi ha lasciato gli Stati Uniti globalmente isolati nella loro sfida alle realtà scientifiche e causerà danni reali alle persone, al pianeta e all’economia. Solo nei primi nove mesi del 2020, abbiamo sopportato 16 eventi meteorologici estremi, ciascuno dei quali è costato almeno 1 miliardo di dollari e ha provocato collettivamente quasi 200 morti, con comunità di colore e comunità a basso reddito che spesso subiscono il peso della devastazione. La mancata adozione di azioni drastiche in linea con la scienza più recente si tradurrà in impatti climatici sempre più disastrosi negli anni a venire.” 

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