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Uno dei modi che in qualche modo può aiutare a combattere il contagio all’interno di un paese è di usare test rapidi per individuare nel minor tempo possibile i focolai e isolarsi. Un team di Manchester, nel tentativo di capire l’efficacia di uno di questi test, si sono imbattuti in un problema abbastanza grave. Il test finisce per dare più del 50% di falsi negativi.

L’aspetto più preoccupante è che questo test rapido dovrebbe essere quello su cui si baserà un progetto del governo britannico, un test di massa chiamato Operazione Moonshot. Ovviamente allo stato attuale sembra impraticabile visto che individua solo il 46,7% delle persone contagiate dal coronavirus.

A complicare anche di più la situazione c’è il fatto che sembrano esserci due cori diversi. Alcuni sottolineano la bassa sensibilità del tampone nel registrare il virus mentre altri mostrano che in realtà ha un efficacia pari o superiore all’80%.

Coronavirus: il mistero dei test rapidi

Le parole di Mark Wilcox, co-presidente del Technical Validation Group del dipartimento: “I test LAMP diretti utilizzati a Manchester sono stati convalidati in altri laboratori e in test nel mondo reale per l’uso in diverse impostazioni. Non è corretto affermare che i test hanno una bassa sensibilità, con un recente pilota che mostra una sensibilità tecnica complessiva di quasi l’80% che sale a oltre il 96% negli individui con una carica virale più elevata, il che lo rende importante per il rilevamento di individui nella fase infettiva. La sfida ora è capire le ragioni della differenza nella sensibilità dichiarata in una valutazione rispetto a quelle in più altre”.