voyager 2
Il concetto di questo artista raffigura la sonda spaziale Voyager 1 della NASA che entra nello spazio interstellaree. Lo spazio interstellare è dominato dal plasma, o gas ionizzato, che è stato espulso dalla morte delle vicine stelle giganti milioni di anni fa. L'ambiente all'interno della nostra bolla solare è dominato dal plasma esaurito dal nostro sole, noto come vento solare. Il plasma interstellare è mostrato con un bagliore arancione simile al colore visto nelle immagini in luce visibile del telescopio spaziale Hubble della NASA. Credito immagine: NASA / JPL-Caltech

Voyager 2 si trova da sola oltre i margini del sistema solare, nello spazio interstellare a circa 18,6 miliardi di chilometri dalla Terra. E da una cos’ grande distanza continua ad inviare informazioni al centro di controllo sulla Terra.

Ma negli ultimi 8 mesi, noi non siamo stati in grado di comunicare con lei, di chiamarla e inviarle i comandi. L’unica antenna radio in grado di comunicare con la sonda, Deep Space Station 43 (DSS43) in Australia, è stata infatti offline, a causa di una serie di aggiornamenti hardware da parte delle NASA. Aggiornamenti che erano però assolutamente necessari, dato che sono più di 47 anni che alcuni dei trasmettitori del DSS43 non vengono sostituiti.

 

Aggiornamenti per il sistema di comunicazione con Voyager 2

Dopo gli aggiornamenti la NASA ha eseguito un test per il nuovo hardware, così il 29 ottobre la parabola del DSS43, ha eseguito il ping, ovvero il test usato per misurare il tempo, espresso in millisecondi, impiegato dalla parabola a raggiungere Voyager 2 e da questa a ritornare indietro sulla Terra.

Nel test sono dunque stati inviati alcuni comandi alla sonda, per la prima volta dalla metà di marzo. Il test ha comunque avuto successo, Voyager 2 ha ricevuto correttamente i comandi e ha inviato la risposta sulla Terra. Data la lontananza estrema, il team ha dovuto attendere 34 ore per la risposta, un semplice “ciao”, partito da quasi 20 miliardi di km di distanza.

 

Il Deep Space Network, dalla Terra allo spazio profondo

Il Deep Space Network della NASA è stato realizzato per consentire ai ricercatori di comunicare con veicoli spaziali e rover attraverso il sistema solare. La rete è composta da tre enormi telescopi situati negli Stati Uniti, in Spagna e in Australia.

Nel caso di Voyager 2 però l’unico disponibile è quello australiano. Quello americano e quello spagnolo infattio non sono in grado di comunicare con la sonda a causa della sua traiettoria. Dalla loro posizione infatti, i telescopi dell’emisfero settentrionale non possono inviare un segnale alla sonda.

L’unico che può comunicare con Voyager 2 è dunque il DSS 43. E dopo l’ultimo test, ingegneri e scienziati possono essere certi che gli aggiornamenti hardware non hanno compromesso la nostra capacità di comunicare con le sonde dello spazio profondo. Come ha affermato Brad Arnold, responsabile del progetto Deep Space Network presso il Jet Propulsion Lab (JPL) della NASA, “questa comunicazione di prova con Voyager 2 ci dice sicuramente che le cose sono in linea con il lavoro che stiamo facendo”.

 

43 anni di dati per Voyager 2

Dunque, nonostante la sonda abbia ormai 43 anni, continua ad inviare i suoi dati sulla Terra e soltanto lo scorso anno i ricercatori del team di Voyager 2 hanno pubblicato nuovi dati raccolti dalla sonda mentre passava nello spazio interstellare.

All’inizio di quest’annoVoyager 2 ha avuto un problema tecnico che ha provocato lo spegnimento dei suoi strumenti scientifici che fortunatamente è stato prontamente risolto.

Ph. Credit: NASA / JPL-Caltech