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Tzu-Hao Lin, un ricercatore del Centro di ricerca sulla biodiversità dell’Accademia Sinica di Taipei, ascolta il mare dal 2008 ed il suono del mare profondo dal 2018. Per questo ha schierato idrofoni e microfoni subacquei, nelle acque al largo del Giappone.

 

Il suono del mare profondo rappresenta il suo habitat

Il dottor Lin vuole catturare quello che è il paesaggio sonoro dell’habitat, ovvero la totalità di tutti i suoi suoni, delle profondità oceaniche, per raccogliere i suoni della biodiversità di un’area. Egli ritiene infatti che il suono possa essere il modo più veloce ed economico per monitorare uno dei regni più misteriosi dell’oceano.

Un database dei paesaggi sonori delle acque profonde potrebbe fornire ai ricercatori una comprensione di base degli ecosistemi sani. Individuare i suoni delle comunità, o anche delle singole specie, può permettere agli scienziati di capire quando le popolazioni sono in forte espansione.

 

Usare il suono dove non arriva la vista

L’oceano profondo è essenzialmente avvolto nell’oscurità e scrutando le pianure abissali dell’oceano, non si vedrebbe quasi nulla Ma il suono regna sovrano sott’acqua, dove viaggia cinque volte più velocemente che nell’aria. Ascoltandolo con un idrofono, si potrebbero rilevare suoni di tutti i tipi, da centinaia di chilometri di distanza. Il suono quindi, potrebbe rivelarsi un portale per un mondo sconosciuto.

Inoltre l’osservazione diretta delle profondità oceaniche è difficile e costosa. I robot sottomarini richiedono infatti notevoli investimenti. Ma lasciar cadere un idrofono fuori bordo, con una telecamera collegata, è molto più semplice ed economico. Gli idrofoni sono in grado di captare suoni rumorosi come i versi di delfini e balene, ma anche il ronzio ambientale delle profondità marine.

 

Le prime registrazioni durante altre missioni

Il dottor Lin ha iniziato ad avvicinarsi all’acustica subacquea circa dieci anni fa, in un progetto che osservava i delfini megattere dell’Indo-Pacifico. Poi nel 2019 è entrato a far parte di JAMSTEC, rimanendo affascinato dalla notevole diversità della vita nelle acque profonde, che lo hanno spinto a proporre l’uso dei paesaggi sonori di acque profonde come strumento utile per la conservazione.

Purtroppo Lin non ha ancora avuto tempo e fondi per organizzare una crociera di ricerca dedicata al suo progetto. Ma, assieme ad altri ricercatori della JAMSTEC, hanno lasciato cadere gli idrofoni durante crociere già programmate, raccogliendo registrazioni di un giorno dalle zone costiere vicino al Giappone e alla bocca di Suiyo, e una registrazione ancora più profonda, a più di 5400 m, all’isola di Minami-Tori.

Le registrazioni hanno mostrato che il traffico marittimo ha soffocato i paesaggi sonori costieri, ma la registrazione di Minami-Tori ha raccolto il rumore dei delfini, degli esseri umani e dei brontolii tettonici del fondo marino stesso, oltre a un miscuglio di suoni ancora irrintracciabili.

 

Nuove tecnologie ed un database del suono del mare profondo

Ora il dottor Lin e il suo laboratorio all’Accademia Sinica sono al lavoro per sviluppare un algoritmo software in grado di separare i diversi elementi del paesaggio sonoro, catalogandoli in categorie: biofonia (creature), geofonia (tempo atmosferico, terremoti, eruzioni vulcaniche) e antropofonia (rumori umani fastidiosi o insidiosi, come i test sismici, navi e miniere). Dopo di che il programma isolerà i singoli suoni, che saranno identificati e che potrebbero portare persino alla scoperta dei suoni di nuove specie.

Sebbene i ricercatori stiano ancora esaminando i dati, poiché le registrazioni si sono concluse a marzo, alcuni paesaggi sonori hanno già fornito informazioni sulla vita nelle profondità marine, aiutando a scoprire le identità dei più piccoli rumori delle profondità marine, che sono ancora avvolte nell’oscurità.

Alcuni ricercatori stanno sviluppando nuovi metodi per migliorare l’attuale tecnologia di ascolto. Ad esempio, al Woods Hole Oceanographic Institution in Massachusetts, Ying-Tsong Lin sta costruendo un sistema di idrofoni a forma di stella marina che sarà in grado di sintonizzarsi su alcuni suoni, anche a centinaia di miglia di distanza.

I ricercatori ritengono infatti che anche i suoni delle creature non identificate, possono fornire informazioni sulla biodiversità. Il dottor Lin spiega infatti che, anche “se non siamo in grado di identificare diversi tipi di segnali, forse possiamo stimare l’abbondanza e la distribuzione degli animali nelle profondità marine.”

Il dottor Lin renderà tutti i suoi paesaggi sonori disponibili online affinché chiunque possa usarli. Il suo obiettivo finale è infatti l’Ocean Biodiversity Listening Project, ovvero un database internazionale ad accesso aperto di registrazioni subacquee.

Foto di Free-Photos da Pixabay