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In molte grandi città, l’inquinamento atmosferico, dovuto ai fumi, all’ozono e a molti altri fattori, è un problema molto grave, tanto da spingere la maggior parte dei residenti a rimanere in casa. Ma ci sono alcune persone per cui questa non è un’opzione praticabile.

In un nuovo studio, i ricercatori dell’Università dello Utah documentano l’effetto dell’inquinamento atmosferico sulle persone senza fissa dimora, scoprendo che quasi tutti sono influenzati dall’inquinamento atmosferico, indipendentemente dal fatto che risiedano o meno nei rifugi.

 

I senzatetto sono più esposti all’inquinamento atmosferico e ai rischi ambientali

I senzatetto, in particolare coloro che di notte dormono all’aperto, sono una parte della popolazione più vulnerabile ed esposta ai rischi ambientali. Daniel Mendoza, professore assistente di ricerca di Scienze Atmosferiche e assistente professore di Pianificazione Urbana e Metropolitana, spiega che “molte persone dormono in strada o sotto un ponte, cosa che li espone ad alti livelli di emissioni di fumi legate al traffico. A peggiorare ulteriormente il problema è il fatto che durante il sonno, molte persone respirano attraverso la bocca e respirano più profondamente”.

Fino ad ora gli studi si sono concentrati sul modo in cui i senzatetto sperimentano l’ingiustizia ambientale sotto forma di accesso ad acqua potabile sicura o parchi. Ma questo nuovo studio è tra i primi a osservare come i senzatetto sperimentino anche la scarsa qualità dell’aria. Nello specifico si sono concentrati sulla Salt Lake County.

 

Uno studio condotto sul campo

Per raccogliere i dati necessari allo studio Angelina DeMarco, una dottoranda in antropologia e Rebecca Hardenbrook, dottoranda in matematica, sono andate in diversi centri di accoglienza di Salt Lake City per incontrare dei senzatetto.

In collaborazione con il team di sensibilizzazione dei Volunteers of America, hanno anche intervistato senzatetto e clochard nella biblioteca di Salt Lake City, nelle strade del centro, fuori dalla sala da pranzo di St. Vincent de Paul e nei parchi locali. Le interviste all’aperto hanno avuto luogo spesso durante le rigide condizioni invernali, afferma DeMarco.

In totale sono state intervistate 138 persone a cui sono state poste domande aperte sulla loro consapevolezza riguardo l’inquinamento dell’aria e su come li faceva sentire l’inquinamento. Con il permesso degli intervistati, i ricercatori hanno anche esaminato le cartelle cliniche conservate dal Sistema informativo statale per la gestione dei senzatetto.

Oltre la metà dei partecipanti ha riferito di aver avuto reazioni fisiche all’inquinamento atmosferico, tra cui mal di testa e difficoltà respiratorie, e più di un terzo ha riferito di aver sperimentato stress emotivo associato all’inquinamento atmosferico. L’89% ha riferito di aver cercato delle cure mediche per i propri sintomi.

Sorprendentemente, i ricercatori non hanno notato grandi differenze nelle reazioni all’inquinamento atmosferico, rispetto al fatto di trovare o meno un riparo per la notte o dormire e vivere totalmente all’aperto, e da quanto tempo sia che si siano trovati a vivere in strada. In particolari non ci sono state enormi differenze nella salute del cuore e dei polmoni.

 

La necessità di proteggere adeguatamente i senzatetto

DeMarco ritiene che gli impatti sulla salute mentale dell’esposizione all’inquinamento atmosferico, vadano ulteriormente approfonditi. Inoltre i ricercatori avvertono i membri del governo che rifugi e centri diurni che proteggono le persone dagli elementi atmosferici, potrebbero non proteggerli dall’inquinamento atmosferico e da altri impatti ambientali, che possono avere un effetto significativo sulla loro salute.

Foto di Quinn Kampschroer da Pixabay