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Nei primi mesi della pandemia da coronavirus i governi hanno cercato di agire quasi nello stesso andando solo a divergere sulle tempistiche. Essendo uno dei paesi più colpiti per un paio di mesi si è iniziato a parlare di metodo Italia visto comunque i risultati che si stavano ottenendo. La parola chiave in quel momento era lockdown. D’altra parte però, c’erano paesi che stavano provando un’altra strada, la Svezia.

Il metodo Svezia era completamente l’opposto rispetto al nostro. Niente di chiuso e si puntava semplicemente a creare un’immunità di gregge. Se all’inizio sembrava funzionare, in poco tempo si sono viste tutte le falle. Nel tentativo di salvare l’economia il numero di morti era di molto più alto rispetto agli altri paesi scandinavi e comunque l’economia stava subendo contraccolpi.

Tra i tanti problemi di questo metodo c’è stato il fatto che non erano state protette le categorie più a rischio a dovere, come gli anziani nelle case di cure. Detto di questo, l’obiettivo è rimasta l’immunità di gregge. L’hanno raggiunto? No.

 

Coronavirus: la seconda ondata di contagi da coronavirus della Svezia

Anche la Svezia sta facendo i conti con un numero crescente di nuovi casi da contagio che guardando al numero totale della popolazione, anche se i numeri assoluti sono più bassi, sono percentualmente simili ai nostri. Visto questo palese fallimento, il governo ha deciso di iniziare a prendere qualche precauzione come il divieto della vendita di alcolici dopo le 22.00, ma il prossimo passo potrebbe essere limitare gli spostamenti anche in vista delle festività natalizie e della fina dell’anno.

Ph. credit: DW