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Due nuovi studi, presentati dall’American Heart Association (AHA), mostrano che fumare marijuana può essere pericoloso per le persone con malattie cardiache. Ma d’altro canto, sembra che l’utilizzo di cannabis porti ad una minore incidenza di insufficienze renali improvvise.

 

Due studi mettono in relazione l’uso di marjuana e le malattie cardiache

Secondo uno dei due studi sul rapporto tra marijuana e malattie cardiache, coloro che utilizzano cannabis e sono stati sottoposti ad angioplastica per pulire le arterie bloccate avevano maggiori probabilità di avere ictus ed emorragie dopo la procedura non chirurgica rispetto a quelli che non facevano uso di marijuana.

Mentre il secondo studio presentato dall’AHA, mostra che i pazienti che erano sopravvissuti ad un attacco di cuore e avevano usato marijuana avevano maggiori probabilità di incorrere in un nuovo episodio, rispetto a coloro non avevano usato cannabis.

 

La marijuana e il rischio per i pazienti che hanno subito angioplastica

L’autore principale dello studio, il dottor Sang Gune Yoo, del reparto di medicina interna dell’Università del Michigan, ha dichiarato che “la marijuana sta diventando più accessibile e i pazienti dovrebbero essere consapevoli dell’aumento del rischio dopo un’angioplastica.”

Questa ricerca è particolarmente rilevante per le persone un po’ più vanti con l’età. Le malattie cardiache sono infatti una delle principali cause di morte. Ad esempio negli Stati Uniti il Centers for Disease Control and Prevention (CDC), stima che ogni anno circa 805.000 americani abbiano un attacco di cuore.

Ogni anno centinaia di migliaia di pazienti negli Stati Uniti si sottopongono ad angioplastica coronarica, una procedura per liberare le arterie bloccate che migliora il flusso sanguigno al cuore. A molti di questi pazienti vengono anche impiantati degli stent, piccoli tubi in rete metallica che aiutano a mantenere aperta l’arteria.

Per condurre la loro ricerca, Yoo ed il suo team, hanno esaminato i dati relativi a 113.477 pazienti del Michigan, 3.970 dei quali autoidentificati come consumatori di marijuana. Dopo aver abbinato 3.903 fumatori di marijuana con 3.903 non utilizzatori, i ricercatori hanno scoperto che tra coloro che facevano uso di cannabis vi era una maggiore percentuale di casi di emorragia (5,2% contro 3,4%) e ictus (0,3% contro 0,1%).

Una scoperta interessante che gli autori non sono riusciti a spiegarsi era che, coloro che erano soliti fumare marijuana, avevano meno probabilità di sperimentare un’improvvisa insufficienza renale.

 

L’aumento del rischio d’infarto

Nell’altro studio pubblicato dall’AHA, basato sulle informazioni di un database nazionale, mostra che tra i pazienti che avevano subito una procedura di pulizia delle arterie dopo un attacco di cuore, quelli che usavano la marijuana avevano un tasso più elevato di attacchi cardiaci successivi rispetto a quelli che non usavano la cannabis.

Questo studio però mostra anche risvolti interessanti. Sembrerebbe infatti che i fattori di rischio che conducono ad un attacco di cuore, come ipertensione, diabete e colesterolo alto, erano significativamente più bassi nei consumatori di cannabis.

Foto di SeaweedJeezus da Pixabay