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L’urbanistica, soprattutto nelle grandi città, è spesso un problema spinoso. Progettare, modificare, costruire e gestire le infrastrutture per far scorrere il traffico è davvero un compito arduo. Ma in soccorso degli urbanisti, potrebbe giungere un nuovo algoritmo informatico, in grado di prevedere quali saranno le zone dove il traffico sarà congestionato e suggerirà modi alternativi per aggirarle.

 

Un nuovo algoritmo che tiene conto di molte variabili

Questo algoritmo è stato sviluppato in base alle ricerche di un nuovo studio condotto da Richard Sowers, professore di matematica e ingegneria dei sistemi industriali e aziendali presso l’Università dell’Illinois. Lo studio mostra come le infrastrutture stradali e il comportamento dei conducenti possono creare reti stradali complesse che differiscono tra le varie città.

Sowers ha spiegato che “i servizi di ride-hailing e ride-sharing, e infine i veicoli autonomi, stanno interrompendo i modelli di traffico nelle città. Abbiamo quindi osservato la necessità di uno strumento che potesse aiutare gli urbanisti a capire come e perché questo accade”.

Il team di ricerca ha sviluppato l’algoritmo tenendo conto della topologia e della relazione tra i diversi percorsi e le posizioni delle diverse reti stradali. Sowers ha spiegato infatti che “le strade formano reti complesse e il campo dell’analisi dei dati topologici sembrava offrire gli strumenti giusti per studiare i percorsi di viaggio scelti dai pendolari”.

L’algoritmo è stato poi testato in diverse città per controllare che fosse applicabile in scenari diversi. Nello specifico sono state prese in considerazione due realtà molto diverse, ovvero Manhattan, con una struttura lunga e stretta, e Chengdu in Cina, con una struttura tonda. I ricercatori hanno notato infatti che in queste due realtà il traffico si muove seguendo le due diverse configurazioni.

Ad esempio a Manhattan il traffico è causato dalla particolare disposizione delle strade, dei ponti e del Central Park. A Chengdou invece il traffico sembra essere dovuto principalmente alla funzione di alcune zone.

 

Il comportamento dei guidatori influenza il traffico

Il traffico della città cinese, si concentra infatti maggiormente nel quartiere degli affari solo a causa dell’enorme volume di traffico. Le tangenziali, o le strade più veloci attorno alle aree congestionate, sono disposte in circolo intorno a quest’area, una caratteristica che è stata intenzionalmente incorporata nella città.

A Manhattan, invece i ponti e le gallerie che formano i punti di entrata e di uscita causano rallentamenti del traffico. Tuttavia, nella parte inferiore di Manhattan, dove i conducenti sembrano obbedire ai limiti di velocità più bassi, il traffico si muove più agevolmente, formando una nuova circonvallazione con l’estremità meridionale di Central Park che funge da barriera tra la parte inferiore e centrale di Manhattan.

Questa sorta di circonvallazione funzionale, ma non progettata, di Manhattan, indica che, a differenza di Chengdu, le tangenziali sembrano derivare dal comportamento dei conducenti, anche quando non fanno parte del piano strutturale di una rete stradale.

Questa nuova tecnologia potrebbe offrire dunque un nuovo mezzo per gli urbanisti, che gli permetta di quantificare il traffico secondo modelli precisi, portando una migliore panificazione urbanistica ed una conseguente diminuzione del traffico.

Foto di Free-Photos da Pixabay