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Interno di un modulo lunare, inteso come parte di un futuro 'Moon Village' internazionale. Lo studio è stato condotto in collaborazione con il Dipartimento di Aeronautica del MIT e la società statunitense di architettura, interior design, ingegneria e pianificazione urbana Skidmore, Owings and Merrill (SOM). La loro proposta innovativa è una tecnologia a guscio strutturale gonfiabile da posizionare sul bordo del cratere Shackleton vicino al polo sud lunare, che offre accesso alla luce solare quasi continua e ai depositi di ghiaccio d'acqua lunare nei crateri adiacenti "trappola fredda". Credit: ESA

Il famoso studio di architettura Skidmore, Owings & Merrill (SOM), creatore di molti dei grattacieli più alti del mondo, ha elaborato un progetto davvero incredibile. Si tratta infatti di un modulo lunare per un futuro Moon Village, un villaggio sulla Luna. La proposta di SOM è stata dunque sottoposta a un rigoroso esame da parte degli esperti dell’European Space Agency (ESA).

 

La collaborazione tra ESA e SOM per un modulo lunare

Il progetto è stato infatti sottoposto a uno studio di sei sessioni presso il Concurrent Design Facility (CDF) dell’ESA. Situato nel cuore tecnico dell’Agenzia, a Noordwijk nei Paesi Bassi. Il CDF riunisce una rete di specialisti spaziali per eseguire valutazioni rapide di nuovi concetti di missione e creare progetti realizzabili.

E secondo una prima analisi, l’idea proposta da SOM sembra non essere affatto male. L’ESA infatti ha segnalato all’azienda solo pochi dettagli da sistemare, ma nel complesso la struttura non presenta grossi ostacoli. Questo modulo abitativo da 4 persone, potrebbe dunque essere un’ottima proposta per un futuro villaggio lunare.

Per realizzare il progetto, gli esperti della SOM si sono consultati con i docenti del Dipartimento di aeronautica e astronautica del MIT e con la stessa ESA. Ad ispirare io modulo lunare infatti, è stato lo stesso direttore generale dell’ESA Jan Wörner, che sogna un villaggio lunare internazionale sviluppato attraverso un’alleanza di partner privati e pubblici.

 

Ispirato dalla Stazione Spaziale Internazionale

Il progetto di SOM prende spunto dal modulo gonfiabile BEAM della Stazione Spaziale Internazionale. Partendo da questo modello lo studio ha progettato una struttura a guscio semi-gonfiabile in grado di offrire un ottimo rapporto volume/massa. Una volta gonfiato sulla superficie lunare, raggiungerebbe infatti circa il doppio del suo volume interno originale.

La SOM ha spiegato che per il progetto del modulo lunare hanno tenuto molto in considerazione l’esperienza umana, in termini di condizioni di illuminazione, architettura flessibile che può essere riconfigurata secondo necessità, e anche spazio alto dal pavimento al soffitto con barre di presa e altri semplici aiuti, considerando la ridotta gravità sulla Luna.

 

Il futuro villaggio lunare sul cratere Shackelton

Il modulo lunare progettato da SOM, farà parte di un progetto più ampio per la creazione del Moon Village internazionale. Il sito scelto per la creazione del villaggio è il bordo del cratere Shackleton, nei pressi del Polo Sud lunare. In questo luogo infatti vi è luce solare quasi continua per l’energia solare e per evitare gli sbalzi di temperatura estremi dei giorni e delle notti lunari. Da qui inoltre vi è una visione continua della Terra e l’accesso ai depositi di ghiaccio d’acqua lunare in crateri adiacenti permanentemente ombreggiati.

Sembrerebbe dunque il luogo ideale per il modulo lunare gonfiabile a quattro piani della SOM. I modulo, una volta arrivato sulla Luna sarà gonfiato dagli astronauti in loco. Oppure potrebbe venir preparato tramite rover teleoperati dalla futura stazione lunare orbitante, Gateway.

 

Il modulo lunare proteggerà gli astronauti per 300 giorni

Questo modulo lunare è progettato per proteggere l’equipaggio in modo confortevole per almeno 300 giorni dal suo arrivo e posizionamento sulla Luna. Inizialmente il progetto prevedeva una permanenza di 500 giorni, ma l’obiettivo è stato poi ridimensionato a causa delle altissime radiazioni solari e dello spazio profondo sulla Luna.

Per lo stesso motivo gli alloggi dell’equipaggio sono stati spostati ad un livello inferiore del modulo, così da raddoppiare il riparo dell’equipaggio contro le tempeste solari. È prevista inoltre la possibilità di rivestire la struttura con del materiale lunare o dell’acqua di provenienza locale, per aumentare ulteriormente la protezione dell’equipaggio.

Per mantenere le funzioni vitali corrette dell’equipaggio, il modulo lunare combina i tradizionali sistemi di supporto vitale con sistemi rigenerativi a circuito chiuso, elaborati attraverso il programma MELiSSA dell’ESA, permettendo persino la coltivazione di alcune verdure.

Per la produzione di energia invece, il modulo si affiderà ad un parco solare adiacente o un reattore a fissione dispiegato in superficie. Il riscaldamento invece, estremamente importante sulla superficie lunare, manterrà la temperatura interna attorno ai 22°. Un ultimo ma non meno importante dettaglio del modulo lunare è un design tale da ridurre al minimo il contatto con la dannosa polvere lunare.

 

La vera sfida sarà portare il modulo lunare sulla Luna

La vera sfida da superare quindi, sarà quella di riuscire a portare il modulo sulla Luna. Con tutte le sue attrezzature interne preallestite, peserà più di 58 tonnellate, ovvero, oltre la portata dei veicoli di lancio attualmente in funzione. Tra le opzioni di trasporto prese in considerazione dall’ESA, vi sono il prossimo sistema di lancio spaziale della NASA, e la nave spaziale di SpaceX, che non avrebbe problemi con il peso del modulo, ma è ancora in una fase iniziale di sviluppo.

Una volta però che il primo modulo sarà sulla Luna, il team di SOM prevede dei moduli aggiuntivi che potranno attaccarsi l’uno all’altro e personalizzati per funzioni specifiche come la ricerca, la produzione, la cultura alimentare e il turismo, consentendo alla base di espandersi in un villaggio e poi in una città.

Ph. Credit: ESA