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Un mosaico di immagini a infrarossi del vulcano Elysium Mons ripreso dalla sonda Mars Odyssey nel 2001.NASA / JPL-Caltech / Arizona State University

Il nostro polveroso vicino, Marte, era un tempo un pianeta con mari e oceani, e forse anche vita. Ma il Pianeta Rosso ha perso la sua atmosfera, l’acqua si è prosciugata, e le ultime eruzioni vulcaniche, secondo alcuni studi, si verificarono circa 2,5 milioni di anni fa. Marte è dunque da lungo tempo un pianeta morto?

 

La più recente eruzione vulcanica di Marte

Secondo un nuovo studio potrebbe non essere così, potrebbe ancora esserci una qualche attività su Marte. Sembrerebbe infatti che un’eruzione vulcanica si sia verificata non più di 53.000 anni fa, in una regione chiamata Cerberus Fossae. Si tratta della più giovane eruzione vulcanica conosciuta su Marte.

Questo potrebbe significare che sotto la sua superficie polverosa su cui si notano le tracce dei giganteschi vulcani ormai silenti, un minimo di attività vulcanica sia ancora presente e ci siano rare eruzioni vulcaniche.

Come spiegano i ricercatori dell’Università dell’Arizona e della Smithsonian Institution nel loro articolo, “se questo deposito è di origine vulcanica, la regione di Cerberus Fossae potrebbe non essere estinta e Marte potrebbe essere ancora vulcanicamente attivo”.

 

Il sito dell’eruzione nei pressi dell’Elysium Mons

Il sito preso in considerazione nello studio, dove si sarebbe verificata l’eruzione vulcanica, si trova nei pressi dell’Elysium Mons, un grande vulcano a solo 1600 km da InSight, la sonda NASA il cui compito è quello di studiare l’attività sismica di Marte.

Il sito nell’immagine appare come una crepa sulla superficie. Questa formazione sembrerebbe essersi originata dall’esplosione in superficie di cenere vulcanica surriscaldata e polvere, causata dall’attività vulcanica del sottosuolo.

Steven Anderson, professore di scienze della terra presso l’Università del Colorado, non coinvolto nello studio, ritiene che l’eruzione, originata dal magma in profondità sotto la superficie, abbia raggiunto un’altezza di diversi chilometri prima di ricadere a terra.

A suggerire che si sia trattato di un’eruzione vulcanica, è la presenza di materiale più scuro e l’aspetto simmetrico attorno alla fessura. Robert Craddock della Smithsonian Institution, uno dei coautori dell’articolo, spiega infatti che queste formazioni, conosciute come scarpate di faglia, sono “molto comuni alle Hawaii” dove il magma vicino ai vulcani provoca l’espansione e la rottura della superficie.

 

L’attività vulcanica su Marte potrebbe indicare la vita

Osservando il numero di crateri visibili intorno all’elemento e nel deposito stesso, del diametro di oltre 9 chilometri, i ricercatori hanno stabilito che la potenziale eruzione si sia verificata in un periodo che che va da 53.000 a 210.000 anni fa, rendendola la più giovane eruzione vulcanica conosciuta su Marte.

Questo significa che, se venisse confermata, questa scoperta avrebbe un notevole impatto sulla nostra conoscenza di Marte. Considerando la scala temporale geologica infatti, 53.000 anni sono come un secondo della nostra vita, il che vuol dire che questa eruzione potrebbe essere un indice di un’attuale attività vulcanica sul Pianeta Rosso.

Tutto ciò avrebbe anche importanti implicazioni nella ricerca di tracce di vita, presenti o passate, su Marte. L’attività vulcanica infatti potrebbe portare allo scioglimento del ghiaccio sotterraneo che significherebbe la possibilità dell’esistenza su Marte di ambienti dove potenzialmente potrebbe nascere la vita. Come infatti spiega il dott. Andersen “per avere la vita, hai bisogno di energia, carbonio, acqua e sostanze nutritive. E un sistema vulcanico fornisce tutto questo.”

 

Forse InSight saprà dirci di più

È probabile che il lander InSight della NASA abbia già registrato delle attività collegate a questo sito, rilevandole con il suo un sismometro. Con questo strumento infatti ha già misurato centinaia di “marzeviti” o vibrazioni sulla superficie marziana. Ma sino ad ora solo per due di questi eventi è stata determinata una provenienza certa, identificata per entrambi nel Cerberus Fossae.

Se InSight dovesse mandare qualche informazione al riguardo sarebbe davvero un bel colpo, dato che ancora ci sono molti dubbi sull’attività vulcanica di Marte, soprattutto riguardo questa ultima datazione.

Anche se David Horvath dell’Università dell’Arizona, autore principale dell’articolo, ritiene che anche se l’eruzione fosse più vecchia di quanto stimato in questo studio, sarebbe avvenuta al massimo un milione di anni fa. Questo aspetto da solo sarebbe comunque sufficiente per dare nuova vita alla nostra comprensione di Marte.

Ph. Credit: NASA / JPL-Caltech / Arizona State University