nubi stellari, intelligenza artificiale
Foto di WikiImages da Pixabay

Grazie all’intelligenza artificiale, gli astronomi potrebbero riuscire ad osservare fenomeni astrofisici fino ad ora fuori portata. Grazie all’apprendimento automatico infatti sono riusciti a effettuare le osservazioni più complete finora effettuate di una delle nubi stellari più vicine alla Terra.

 

Le nubi stellari non si lasciano osservare facilmente

Le nubi stellari di gas e materia in cui nascono e si evolvono le stelle sono vaste regioni dell’Universo estremamente ricche di materia, e quindi di processi fisici. Tutti questi processi si intersecano su scale di dimensioni e tempi differenti, rendendo quasi impossibile comprendere appieno queste culle di stelle.

Ma gli scienziati del programma ORION-B *, potrebbero aver trovato una soluzione. I ricercatori hanno infatti dimostrato che la statistica e l’intelligenza artificiale possono aiutare ad abbattere i muri che separano gli astrofisici da questi eventi straordinari, impedendone la vista.

 

L’intelligenza artificiale potrebbe essere la soluzione

I ricercatori hanno sviluppato questo sistema per indagare in modo più approfondito la nube molecolare di Orione, una delle regioni di formazione stellare più vicine alla Terra. Questo tipo di ricerca basata sull’intelligenza artificiale, ha fatto si che nel team ORION-B siano stati inclusi scienziati specializzati nell’elaborazione massiva dei dati. In questo modo il team ha potuto sviluppare nuovi metodi basati sull’apprendimento statistico e sull’apprendimento automatico per studiare le osservazioni della nube stellare.

I ricercatori dunque si sono avvalsi dell’utilizzo di strumenti basati su algoritmi di intelligenza artificiale, che consentono di recuperare nuove informazioni da una grande massa di dati come quella utilizzata nel progetto ORION-B.

Grazie all’intelligenza artificiale quindi, gli scienziati sono riusciti a scoprire un certo numero di “leggi” che governano la nube stellare molecolare di Orione, come ad esempio le relazioni tra la luce emessa da determinate molecole e alcune informazioni precedentemente inaccessibili, come la quantità di idrogeno e di elettroni liberi nella nube. Questi aspetti sono stati stimati grazie ai calcoli senza osservarli direttamente.

 

Ora si dovranno confutare i risultati con le osservazioni sulle nubi stellari

Analizzando tutti i dati a loro disposizione, i ricercatori sono stati anche in grado di determinare nuovi metodi per migliorare ulteriormente le osservazioni eliminando una certa quantità di informazioni indesiderate.

Il team di ORION-B testerà ora questo lavoro teorico, applicando le stime ottenute dall’intelligenza artificiale e verificandole in condizioni reali.

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