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Un nuovo studio mostra che le antiche creature marine che conosciamo come radiodonti, avevano una vista incredibile e che furono i leader di una sorta di corsa evolutiva agli armamenti.

Questa nuova ricerca è stata realizzata da un team internazionale di scienziati, guidati dal prof. John Paterson del Palaeoscience Research Center dell’Università del New England, in collaborazione con l’Università di Adelaide, il South Australian Museum e il Natural History Museum del Regno Unito.

 

L’incredibile vista di queste antiche creature marine

Grazie alle loro indagini i ricercatori hanno scoperto che i radiodonti avevano sviluppato un apparato oculare decisamente sofisticato rispetto a quello che era lo standard degli occhi 500 milioni di anni fa, adattandosi persino alla scarsa luce delle acque profonde.

Come ha affermato lo stesso Paterson: “il nostro studio fornisce nuove informazioni critiche sull’evoluzione dei primi ecosistemi di animali marini. In particolare, supporta l’idea che la visione abbia giocato un ruolo cruciale durante l’esplosione del Cambriano, una fase cruciale nella storia in cui la maggior parte dei principali gruppi di animali apparve per la prima volta durante una rapida esplosione di evoluzione oltre mezzo miliardo di anni fa”.

 

I radiodonti, antiche creature marine dalle molteplici caratteristiche

Questi antichi animali marini, i radiodonti, furono un gruppo di artropodi che dominarono gli oceani 500 milioni di anni fa. Con un gran numero di specie, questi animali avevano in comune la forma del corpo, simile a quella di un calamaro, con una grande testa provvista di due appendici segmentate, utilizzate nella cattura delle prede.

Da questa ricerca è emerso che alcuni radiodonti vivevano fino a 1000 metri di profondità e avessero per questo sviluppato dei grandi e complessi occhi in grado di sfruttare la poca luce delle profondità marine.

Paterson spiega che “quando sorsero sistemi visivi complessi, gli animali potevano percepire meglio l’ambiente circostante. Questo potrebbe aver alimentato una corsa evolutiva agli armamenti tra predatori e prede. Una volta stabilita, la visione è diventata una forza trainante nell’evoluzione e ha contribuito a plasmare la biodiversità e le interazioni ecologiche che vediamo oggi”.

 

Le importanti scoperte sugli occhi dei radiodonti

Nel corso degli anni, i diversi ritrovamenti fossili di queste antiche creature marine, hanno aiutato i ricercatori a determinare alcune loro caratteristiche. Il coautore di questo studio, il professore associato Diego García-Bellido dell’Università di Adelaide e del South Australian Museum, ha affermato che il ricco tesoro di fossili di Emu Bay Shale, sull’isola di Kangaroo Island, in Australia meridionale,ha contribuito in particolar modo a costruire un quadro più chiaro dei primi animali della Terra.

È proprio qui che sono stati ritrovati esempi fossili dei complessi occhi con lenti dei radiodonti. Sono infatti stati rinvenuti oltre trenta esempi di occhi di radiodonte, che hanno permesso di acquisire informazioni “sull’ecologia, il comportamento e l’evoluzione di questi, i più grandi animali vissuti mezzo miliardo di anni fa”, come ha affermato García-Bellido.

 

Una nuova specie tutta da scoprire

Durante le prime ricerche a Emu Bay Shale, i ricercatori documentarono campioni di occhi isolati fino a un centimetro di diametro, ma non furono in grado di assegnarli ad una specie nota di artropodi. Successivamente identificarono il proprietario degli occhi: l’Anomalocaris briggsi, un nuovo genere che deve ancora essere formalmente nominato.

In questo nuovo studio, i ricercatori hanno scoperto esempi di questi occhi molto più grandi, fino a quattro centimetri di diametro che possiedono una zona acuta distintiva, cioè una regione di lenti ingrandite al centro della superficie dell’occhio che migliora la cattura della luce e la risoluzione”.

Le grandi lenti dell’Anomalocaris briggsi indicano che sarebbe stato in grado di vedere anche nella scarsa luce delle profondità, analogamente a quanto avviene per i moderni anfipodi. Le spine frastagliate sulle sue appendici filtravano il plancton che rilevava puntando il suo sguardo verso l’alto.

Il dottor Greg Edgecombe, ricercatore del Natural History Museum di Londra e coautore dello studio, ha aggiunto che i radiodonti del Sud Australia mostrano che le diverse strategie di alimentazione precedentemente indicate dalle varie forme e funzioni delle appendici, sono messe in parallelo da differenze negli occhi di questi antichi animali marini.

Ph. Credit: Katrina Kenny