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Per quasi un decennio, nel Pacifico nord-orientale e nelle Hawaii, sono stati stilati rapporti sulle patologie che colpiscono le orche assassine. I rapporti hanno mostrato che le orche sono gravemente minacciate da una serie di fattori, molti dei quali derivano dalle interazioni umane.

 

Uno studio sulla morte delle orche assassine

Uno studio ha analizzato questi rapporti, sottolineando quanto sia importate conoscere e capire le diverse minacce per cercare di gestire e conservare le popolazioni di orche assassine e comprendere quale sia il loro stato di salute.

Nei rapporti presi in esame nello studio sono state considerate sia orche provenienti da popolazioni sane, sia da popolazioni molto minacciate, come quelle regolarmente avvistate al largo delle coste di British Columbia, Washington e Oregon.

Si tratta di rapporti sulla morte di circa 52 orche assassine, avvenute tra il 2004 ed il 2013. Per questi animali la morte è stata provocata da fattori spesso molto diversi tra loro. Ad esempio vi era un cucciolo morto di sepsi a seguito di una ferita inflittagli da un amo per la pesca all’halibut. Un altro esemplare è invece deceduto a causa di una malformazione congenita alla bocca che gli impediva di nutrirsi. Due esemplari adulti invece sono morti dopo essere stati investiti da navi. Tra le altre cause vi sono anche malattie infettive o carenze nutrizionali.

 

Il minimo comun denominatore è l’uomo

Tra le diverse cause di morte, sembra esserci un filo conduttore per molte di esse: l’uomo. Come ha infatti affermato Stephen Raverty, autore principale dello studio e patologo veterinario presso il Ministero dell’Agricoltura della British Columbia e professore presso l’Istituto per gli oceani e la pesca dell’Università della British Columbia, al largo delle coste di questo stato, sono morte ben nove orche.

“Due adulti, due giovani ed un cucciolo, sono morti a causa di un trauma; uno dovuto ad un’elica, un adulto e due giovani per sospetti scontri con navi. Un esemplare di questa specie iconica è deceduto per un’infezione secondaria a seguito dell’etichettatura satellitare. Un’altra morte è da imputarsi a cause naturali e le altre due rimangono indeterminate. La metà delle morti di orche identificate in questo studio sono state causate da interazioni umane.

A tal proposito Joe Gaydos, coautore dello studio e direttore della SeaDoc Society, nonché veterinario della fauna selvatica del Karen C. Drayer Wildlife Health Center della UC Davis School of Veterinary Medicine ha affermato che, anche se “a nessuno piace pensare che stiamo danneggiando direttamente gli animali, ma è importante rendersi conto che non li stiamo danneggiando solo indirettamente per cause come la mancanza di salmone, i disturbi causati dalle navi o le tossine trasmesse loro. Sono anche colpiti direttamente dalle navi e feriti dagli ami. Gli esseri umani uccidono direttamente orche di tutte le classi di età e ciò è significativo; ci fa capire che possiamo fare un lavoro migliore”.

 

Un nuovo protocollo per indagare sulla morte delle orche assassine

Nel 2004, Raverty e Graydos hanno sviluppato un protocollo standardizzato di necroscopia delle orche, ovvero un modello per un protocollo di indagine per le cause di morte delle orche assassine. Il protocollo è stato revisionato nel 2014 con l’aiuto di Judy St. Leger, una patologa che lavora per SeaWorld, che ha contribuito a migliorare gli esami delle orche decedute.

Raverty ha affermato a proposito del protocollo che “in questa revisione, i risultati delle necroscopie sistematiche di orche morte sono unici e stabiliranno informazioni di base critiche per valutare i futuri sforzi di mitigazione. Questo lavoro contribuisce a una migliore comprensione degli impatti che le attività umane in corso e gli eventi ambientali hanno sulle orche”.

Anche se non può restituire un quadro completo al 100%, il rapporto offre uno degli sguardi più completi finora sulla moltitudine di minacce umane e ambientali che colpiscono le orche e può aiutare a formulare strategie idonee per proteggerle efficacemente.

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