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Un team di ricercatori dell’ARC Center of Excellence for Coral Reef Studies della James Cook University e dell’Università del Massachusetts, ha effettuato delle scoperte sconcertanti per quanto riguarda gli squali, osservando gli effetti del riscaldamento delle acque sulla crescita, lo sviluppo e la fisiologia degli squali spallina (Hemiscyllium ocellatum) della Grande Barriera Corallina.

 

Il cambiamento climatico influisce sulla nascita degli squali

Le ricerche sono state condotte su embrioni e cuccioli in acque fino a 31 gradi Celsius. Grazie a queste ricerche il team ha scoperto che nelle acque più calde, gli embrioni di squalo crescevano più velocemente e utilizzavano il loro sacco vitellino, ovvero l’unica fonte di cibo in questa fase dello sviluppo, molto più velocemente. Questo conduce gli squali ad una nascita prematura con individui più piccoli, più deboli e malnutriti.

La maggior parte delle specie di squali viventi in tutto il mondo partorisce piccoli vivi. Che si sono formati nel grembo materno dove le uova si schiudono. Ma alcune specie, come gli squali spallina, depongono le uova all’esterno. Le uova non protette e devono dunque essere in grado di sopravvivere da sole anche fino a quattro mesi. E sembra che il cambiamento climatico renda tutto davvero molto difficile.

Come ha spiegato Jodie Rummer, coautrice e professoressa associata presso l’ARC Center of Excellence for Coral Reef Studies, “lo squalo spallina è noto per la sua resistenza al cambiamento climatico e all’acidificazione degli oceani. Quindi, se questa specie non può far fronte al riscaldamento delle acque, allora come se la caveranno le altre specie meno tolleranti?”

L’ultimo decennio è stato il più caldo mai registrato per le temperature oceaniche globali. Gli scienziati avvertono che entro la fine del secolo, è probabile che la Grande Barriera Corallina sperimenterà temperature medie estive vicine o superiori a 31° Celsius. Questo potrebbe porre in serio pericolo la barriera corallina più grande del mondo, che copre quasi 350.000 km quadrati e ospita una preziosa e varia biodiversità, con oltre 1.500 specie di pesci, 411 specie di coralli duri e dozzine di altre specie animali di diverso genere.

 

Una minaccia per l’intero pianeta

Secondo Rummer l’innalzamento delle temperature oceaniche potrebbe minacciare i futuri squali, sia le specie che depongono le uova che quelle che “partoriscono”. Questo perché con l’aumento delle temperature, i piccoli finiranno col nascere o schiudersi in ambienti che possono a malapena tollerare. Ritiene che i nostri ecosistemi futuri dipendono dalle azioni urgenti che noi intraprendiamo per limitare il cambiamento climatico”.

L’autore principale della ricerca, Carolyn Wheeler, dottoranda presso l’ARC Center of Excellence for Coral Reef Studies, ha affermato in un comunicato che “lo studio mostra un futuro preoccupante dato che gli squali sono già minacciati. Gli squali sono importanti predatori che mantengono sani gli ecosistemi oceanici. Senza predatori, interi ecosistemi possono collassare, motivo per cui dobbiamo continuare a studiare e proteggere queste creature”.

Ma anche se non vogliamo rendercene conto, il riscaldamento degli oceani non riguardo solo gli ecosistemi e le specie marine. Esso ha un profondo impatto sul mondo intero. Un oceano più caldo significa: innalzamento del livello del mare, inondazioni costiere, perdita di ghiaccio marino e può influenzare la corrente a getto, consentendo all’aria fredda artica di spingersi più a sud, rendendo gli inverni più intensi.

Dal riscaldamento degli oceani e da come ciò influenza le correnti oceaniche, potrebbe dipendere il clima dell’intero pianeta. Uragani e tempeste si fanno via via più intensi, più potenti e più longevi. Gli agenti atmosferici diventano più spesso delle vere e proprie catastrofi naturali.

Il riscaldamento globale ed il cambiamento climatico non riguarda solo gli squali, ma tutti gli esseri viventi che abitano la Terra, uomo compreso.

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