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Ph. credit: Wikipedia

Questo coronavirus, il SARS-CoV-2, come tutti i virus, è soggetto a faciliti mutazioni. Nel corso delle pandemia l’agente patogeno è cambiato molto dando vita a diversi ceppi che poi si sono diffusi, alcuni più degli altri preoccupando come bene abbiamo visto in questi ultimi mesi. Attualmente, sempre nel Regno Unito, è stata individuata una nuova variante.

La preoccupazione dietro questa scoperta sta nel fatto che, analizzandola, i ricercatori hanno scoperto diverse mutazioni in alcuni tratti chiave. Il nome di questa variante è B1525 e finora nel paese sono stati trovati 32 casi, di per sé molto pochi soprattutto visto che i dati raccolti in realtà risalgono a inizio dicembre; alcuni dati provenivano dalla Nigeria.

Il team che so è impegnato a studiare la variante ha trovato diverse similitudini con la B117 che attualmente è quella conosciuta come variante inglese. La mutazione più significativa è la E484K della proteina spike. Mutazioni simili sono state viste nei diversi ceppi attuali e dovrebbe facilitare il virus a evadere le nostre difese immunitarie.

 

Coronavirus: un nuova variante

Le parole di Simon Clarke, professore associato di microbiologia cellulare all’Università di Reading: “Non sappiamo ancora quanto bene si diffonderà questa variante, ma se avrà successo si può presumere che l’immunità da qualsiasi vaccino o infezione precedente sarà attenuata. Penso che fino a quando non sapremo di più su queste varianti, qualsiasi variante che trasporta l’E484K dovrebbe essere soggetta a test di sovratensione in quanto sembra conferire resistenza all’immunità, indipendentemente da ciò che viene generato.”

La dichiarazione della Public Health England: “La PHE sta monitorando i dati sulle varianti emergenti molto da vicino e, ove necessario, vengono intrapresi interventi di salute pubblica, come test extra e tracciamento dei contatti migliorato. Al momento non ci sono prove che questo insieme di mutazioni causi malattie più gravi o una maggiore trasmissibilità.”

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