tecnologie impiantabili
Foto di Julia Yellow

Un curioso esperimento ha avuto come protagonista la maialina Gertrude, che, incurante di telecamere e spettatori, si aggirava in un recinto pieno di paglia. La bestiola era ignara anche del fatto di avere in testa ben 1024 elettrodi che spiavano il suo cervello. Ogni volta che il Gertrude trovava un bocconcino nella mano di un ricercatore, un ritornello musicale segnalava l’attività delle cellule nervose che controllano il suo muso. L’esperimento serviva a comprendere gli effetti delle tecnologie impiantabili sugli esseri viventi.

 

Quali conseguenze hanno le tecnologie impiantabili per la vita

In particolare, quei suoni hanno costituito una grande scoperta da parte di Neuralink, azienda leader nelle neurotecnologie. Il celebre imprenditore Elon Musk, cofondatore dell’azienda, parla di questa tecnologia come dii una specie di Fitbit installato nel cranio con fili minuscoli.

Per decenni, molti neuroscienziati hanno registrato l’attività delle cellule nervose negli animali, ma Musk e colleghi vogliono permettere all’uomo di salvare e rivivere i propri ricordi preferiti. Un domani, grazie a questa tecnologia, potremmo perfino avviare i videogiochi o chiamare le auto con la mente.

Le neurotecnologie stanno facendo rapidi e grandi progressi con lo sviluppo di una grande varietà di approcci. Alcuni di essi potrebbero portare alla creazione di cuffie esterne in grado di riconoscere la differenza tra fame e noia; alcuni elettrodi impiantati nel cervello, inoltre, potrebbero aiutare a tradurre la nostra volontà di parlare o scrivere in parole.

Ricercatori e medici hanno lavorato a lungo per essere in grado di estrarre informazioni dal cervello delle persone  senza fare affidamento sull’espressione orale, scritta né sulla digitazione. La nuova tecnologia potrebbe aiutare i malati che non sono più in grado di muoversi o parlare, poiché gli elettrodi impiantati sono in grado di registrare i segnali provenienti dal cervello. Attualmente, questo ha permesso ad alcune persone di controllare le proprie protesi robotiche.