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Si parla del passaporto sanitario ormai da diverso tempo, ancora prima dell’approvazione dei primi vaccini contro il Covid-19. Considerando come si sta evolvendo la situazione in tutto il mondo, alcuni paesi sembrano sempre più intenzionati a introdurre un sistema del genere. Un rapporto pubblicato dalla Royal Society ha sottolineato alcuni punti importanti che dovrebbero venir presi in considerazione per la creazione di un documento del genere.

Il punto dietro a questi passaporti è indicare, senza ombra di dubbio, che la persona interessata sia protetto dal Covid-19 e che sia impossibilitato a trasmettere il virus ad altre persone. Il problema è riuscire a capire questo anche perché con la comparsa e la diffusione di sempre più varianti, non è ancora detto che i vaccini riescono effettivamente a fornire una protezione.

 

Covid-19: il passaporto sanitario

Le parole di uno degli autori principali, il professore di epidemiologia del dipartimento di Zoologia di Oxford, il professor Dye: “Un sistema di passaporti vaccinali efficace che consentirebbe il ritorno alle attività pre Covid-19, compresi i viaggi, senza compromettere la salute personale o pubblica, deve soddisfare una serie di di criteri esigenti, ma è fattibile. Prima c’è la scienza dell’immunità, poi le sfide di qualcosa che funziona in tutto il mondo che sia durevole, affidabile e sicuro. Ci sono anche questioni legali ed etiche che devono essere soddisfatte.”

Secondo gli autori bisogna basarsi su alcuni punti importati ed è stata fatta una lista che prende in considerazione proprio le differenze tra i vaccini e i rischi delle varianti di coronavirus:

  • Standardizzato a livello internazionale
  • Credenziali verificabili
  • Usi precisi
  • Compatibilità a livello tecnologico
  • Sicurezza dei dati personali
  • Portatile
  • Accessibilità da parte di governi e individui
  • Legale
  • Etico
  • Comprensibile prima della sottoscrizione da parte delle singole persone

Ph. credit: Torino Today