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Ph. credit: ONU

Di per sé non è una novità visto che il nuovo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, aveva già annunciato la cosa, ma finalmente ora è diventato ufficiale, sono tornati all’interno dell’Accordo sul Clima di Parigi. La firma sul documento che serviva per il ritorno ormai era vecchia di più di un mese, ma ci è voluto un po’ prima dell’ufficializzazione.

Come era stato con Donald Trump che aveva fatto uscire gli Stati Uniti da suddetto accordo, dal momento della firma in poi ci è voluto un anno. In questo caso la tempistica prevedeva molto meno in termini di attesa. Ovviamente però questo passo non serva niente se il paese non si impegnerà concretamente a ridurre le diverse forme di inquinamento.

 

Gli Stati Uniti e l’inquinamento

A seconda di come si guardano le classifiche, gli Stati Uniti sono uno dei paesi con i tassi più alti di inquinamento. Sicuramente il dato peggiore riguarda quello delle emissioni di carbonio pro capite dove sono i primi al mondo. Da questo punto di vista la Cina, che invece in termini assoluti è la peggiore, sta facendo molto meglio a livello di politiche attive per ridurre le emissioni.

Gli Stati Uniti devono impegnarsi a spingere su fonti energetiche verdi, puntare su forme di trasporto alternative e ridurre gli sprechi. C’è molto da fare e in molti sperano che nuova amministrazione faccia qualcosa in merito; il non farlo aprirebbe troppi scenari non esattamente confortanti.

Per sapere come concretamente gli Stati Uniti cercano di spingere verso un’economica più verde dovremo aspettare ad aprile. Sicuramente continueranno sulla linea dell’ex Presidente Barack Obama che aveva messo in conto di ridurre le emissioni del 28% entro dieci anni con obiettivo il 2025. Probabilmente ci sarà una continuità in tal senso, ma con una soglia più alta di riduzione.

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