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La pandemia è iniziata più di un anno fa. Alcuni paesi si sono mossi fin da subito mentre altri ci hanno messo un po’ più di tempo a capire la pericolosità di questo coronavirus. Praticamente tutti i governi hanno cercato di bloccare il più possibile la trasmissione del virus cercando al tempo stesso di non affossare completamente e permanentemente l’economia.

Con un po’ di fatica, e purtroppo molti morti, siamo arrivati a questo punto. Se l’arrivo dei vaccini ci sta permettendo di poter dare di nuovo un’occhiata alla normalità, le varianti ci tengono saldi alla realtà. Il virus gira ancora, il Covid-19 fa ancora morti. In tutto questo i governi cercano ancora di mantenere un equilibro vitale, ad eccezione per il Brasile.

 

Coronavirus: il Brasile di Bolsonaro

L’amministrazione Bolsonaro, presidente che ha già dimostrato ampiamente di avere a cuore i suoi interessi a discapito di tutto, secondo uno studio condotto dal Centro di ricerca e studi sul diritto sanitario dell’Università di San Paolo ha portato avanti una strategia istituzionale di intenzionale diffusione del virus. Questo risultato arriva dopo l’analisi di quasi un anno di pandemia, di tutte le azioni scelte dal governo brasiliano in risposta all’emergenza sanitaria.

Sono diverse le cause che hanno portato a tutto questo, agli oltre 266.000 morti ufficiali e a quelli che non si scopriranno mai. Per esempio, ha imposto il veto all’uso obbligatorio delle mascherine in zone particolarmente critiche come centri commerciali o industrie. Anche a livello vaccinale sembra che stia facendo di tutto per ritardarne l’inizio. Ha rifiutato la possibilità di ricevere il vaccino di Pfizer già a dicembre e ha rifiutato 46 milioni di dosi di un vaccino cinese. Questo però non è un problema solo del Brasile, ma di tutto il mondo.

Secondo i ricercatori inglesi dell’Imperial College di Londra e dell’Università di Leicester, il Brasile sta diventando una fabbrica per varianti del coronavirus, per ceppi più pericolosi come la già nota variante brasiliana P1. Il motivo è semplice. Il coronavirus è libero di girare in una popolazione enorme senza praticamente contrasti. In aggiunta è proprio in Brasile che sono stati identificati casi di persone contagiate da due varianti diversi, altro fenomeno che favorisce la nascita di ceppi nuovi.