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Foto di fernando zhiminaicela da Pixabay

In uno studio che ha coinvolto un gruppo di donne incinte, gli scienziati della University of California San Francisco hanno rilevato la presenza di 109 sostanze chimiche, tra cui 55 mai segnalate prima nell’uomo e 42 misteriose, le cui fonti di origine e i cui utilizzi sono sconosciuti. Esse provengono molto probabilmente da prodotti di consumo o da altre fonti industriali. I ricercatori le hanno trovate sia nel sangue delle donne incinte, sia in quello dei loro bambini appena nati, il che indica che viaggiano attraverso la placenta della madre.

 

Il mistero delle nuove sostanze chimiche

Lo studio è apparso sulla rivista Environmental Science & Technology. Tracey J. Woodruff, docente di Ostetricia, Ginecologia e Scienze riproduttive alla UCSF, spiega che probabilmente queste sostanze chimiche sono rimaste nel corpo umano per un bel po’ di tempo, ma la tecnologia sta aiutando a identificarne una quantità maggiore. La dottoressa Woodruff aggiunge che è allarmante che certe sostanze chimiche continuino a passare dalle donne incinte ai loro bambini, il che significa che queste sostanze chimiche possono restare nel nostro corpo per generazioni.

Le 109 sostanze chimiche che i ricercatori hanno trovato nei campioni di sangue delle donne incinte e dei loro neonati si trovano in diversi tipi di prodotti. Per esempio, 40 sono usati come plastificanti, 28 nei cosmetici, 25 nei prodotti di consumo, 29 come prodotti farmaceutici, 23 come pesticidi, tre come ritardanti di fiamma, e sette sono composti PFAS, che sono usati in tappeti, tappezzeria e altre applicazioni. I ricercatori dicono che è possibile che ci siano anche altri usi per tutte queste sostanze chimiche.

La dottoressa Woodruff invita l’EPA a chiedere con maggior fermezza all’industria chimica di standardizzare la segnalazione dei composti chimici e dei relativi utilizzi, e a esercitare la propria autorità per assicurarsi che gli scienziati ricevano informazioni adeguate per valutare i potenziali danni e rischi per la salute. Si tratta in ogni caso di una scoperta che, se ulteriormente elaborata e sviluppata, potrebbe portare risultati interessanti per la medicina e per la scienza in generale.