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Il ponte sospeso di Queshuachaca, che risale all’impero Inca in Perù e il cui rituale di conservazione è Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, è crollato a causa del deterioramento delle corde che non è stato possibile sostituire, come ogni anno, a causa della pandemia di Covid-19.

Un team tecnico si è recato da Cuzco, l’antica capitale dell’impero Inca (XV-XVI secolo), verso il Perù sud-orientale, per valutare i danni di questo ponte sospeso che ha fatto la storia ed ha resistito al tempo ma non al coronavirus. Il rifacimento della passerella a fune, infatti, avviene ogni anno tra i mesi di maggio e giugno. Tuttavia, dal 2020, a causa dei confini obbligatori mantenuti chiusi proprio per la pandemia di coronavirus ne hanno impedito i lavori di restauro collettivo.

 

Una storia di solidarietà tra comunità

Sin dai tempi più antichi, questo compito è stato svolto dai residenti di quattro comunità contadine nel distretto di Quehue, nella provincia di Cusco di Canas, vicino al ponte. La piattaforma si trovava a Quehue, sul possente fiume Apurímac, a un’altitudine di 3.700 metri.

La struttura del ponte, lunga 28 metri e larga poco più di un metro, è realizzata da contadini, che lavorano la fibra vegetale chiamata ichu e la intrecciano in corde. Il lavoro dura tre giorni, fino a quando le corde annodate modellano il ponte. Una festa popolare chiude questo rituale comune che si dipana dalla storia più antica.

Nel 2013 l’Unesco ha incluso il rituale Inca e le tecniche di conservazione nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Il ponte Q’eswachaka “è un esempio tangibile della continuità di una tradizione culturale esistente sin dai tempi preispanici“, sostengono le autorità peruviane.

Il Q’eswachaca è l’ultimo ponte del suo genere che si è conservato e che ha mantenuto il suo stato originale, di generazione in generazione, per più di cinque secoli.