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Foto (A e B) del fossile sotto luci diverse e un'illustrazione (C) dei due primi vampiromorfi giurassici. Credito immagine: Klug C. et al.2021; Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

In una lastra di scisto è rimasto impresso un evento drammatico che ha avuto luogo circa 180 milioni di anni fa. Questa testimonianza di un’era passata è stata trovata dal collezionista amatoriale Dieter Weber in una cava abbandonata di fronte ad un club di golf a Ohmden, in Germania. Un reperto straordinario che racconta la storia di un predatore morto soffocato insieme alla sua preda, entrambi degli antichi antenati del calamaro vampiro.

 

Il fossile di Ohmden

La lastra di pietra ha infatti conservato i resti fossili di due cefalopodi, uno predatore l’altro preda, che hanno lasciato, impresse nella lastra, le impronte dei loro tessuti molli. I ricercatori hanno affermato che il livello dei dettagli è davvero eccezionale e rivelano che gli ultimi istanti di vita di questi due cefalopodi ancestrali, si sono conclusi in un “abbraccio eterno”.

Il fossile, preparato da Weber e poi venduto ad uno dei ricercatori, è stato poi donato al Museo statale di storia naturale di Stoccarda, dove i ricercatori hanno potuto studiarlo a fondo. Questo splendido reperto mostra le creature posizionate con le braccia del predatore racchiuse attorno alla preda più piccola.

 

Gli ultimi stanti di un predatore e della sua preda

Il professor Christian Klug, autore principale dello studio e curatore del Museo Paleontologico dell’Università di Zurigo, dove è anche professore dell’Istituto Paleontologico, ha affermato che probabilmente “il predatore era così felice della sua cattura da non rendersi conto che stava affondando. Forse è finito negli strati di acqua povera di ossigeno, è soffocato, è morto ed è stato immerso nel fango molle”.

Il fossile risale al Giurassico, un periodo in cui questa regione della Germania faceva parte di un bacino marino che si estendeva in gran parte dell’Europa centrale ed in cui nuotavano queste creature. Le acque di questo bacino, come spiegato da Klug, presentavano infatti dei fondali spesso poveri di ossigeno.

 

Entrambe le parti appartengono a degli antenati del calamaro vampiro

Entrambe le antiche creature appartengono agli Octobrachia, un gruppo di cefalopodi a otto braccia tra cui vi sono anche i polpi, il nautilus ed il calamaro vampiro (Vampyroteuthis infernalis), che in realtà non è né un calamaro, né un vampiro. In particolare, sembra che entrambi i cefalopodi del Giurassico siano dei vampiromorfi, antichi parenti del calamaro vampiro moderno.

I vampiromorfi presentano infatti due lunghi e sottili tentacoli che usano per la cattura delle prede, ma quelli odierni sono soliti usarli per catturare piccole prede, detriti e plancton. Ma il fossile esaminato da Klug, mostra uno scenario ben diverso, dove una specie di vampiromorfo più grande, ne ha predata una più piccola.

Klug ed il suo team, dopo aver analizzato il campione, hanno determinato che l’ottobrachiano più grande, lungo 47 cm è probabilmente un Jeletzkyteuthis coriacea. Mentre la preda più piccola, potrebbe essere Parabelopeltis flexuosa, con una lunghezza di 16,7 cm, ovvero meno del 40% della lunghezza del suo predatore.

 

I calamari vampiro del Giurassico non si erano ancora adattati alla scarsità di ossigeno

I ricercatori affermano dunque che questo fossile dimostra che gli antichi calamari vampiro erano in grado di adottare diverse strategie di alimentazione, ma non si erano ancora adattati per la vita nelle zone con scarso ossigeno. Al contrario dei loro discendenti moderni invece che oggi possono nutrirsi lentamente e opportunisticamente in aree con poco ossigeno, utilizzando i loro filamenti retrattili.

Paradossalmente, sembrerebbe che questa zona di acqua profonda e povera di ossigeno, sia non solo ciò che ha ucciso i due animali, ma anche ciò che li ha conservati fino a noi. Klug afferma infatti che la scarsa disponibilità di ossigeno potrebbe aver aumentato la probabilità che il cefalopode più piccolo rimanesse intrappolato, proprio perché immobilizzato in questa zona dalle Ohmden. “Inoltre, le condizioni di scarso ossigeno hanno tenuto lontani gli spazzini, consentendo la conservazione di questo improbabile fossile”, ha concluso Klug.

Ph. Credit: Klug, C., Schweigert, G., Fuchs, D. et al. Distraction sinking and fossilized coleoid predatory behaviour from the German Early Jurassic. Swiss J Palaeontol 140, 7 (2021). https://doi.org/10.1186/s13358-021-00218-y