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Foto di Lucio Alfonsi da Pixabay Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Secondo recenti ricerche, la vitamina D sembrerebbe un valido aiuto per proteggere il nostro corpo dalle infezioni respiratorie. Questa connessione tra vitamina D e minore incidenza di malattie respiratorie è stata approfondita e molto dettagliata in uno studio del Karolinska Institutet, pubblicato sulla rivista medica The Lancet Diabetes & Endocrinology.

 

L’associazione tra vitamina D e un minor rischio di malattie respiratorie

Questa ricerca sembrerebbe infatti dimostrare che la vitamina D, la vitamina del sole, protegge dalle infezioni respiratorie. Questa associazione tra questo nutriente e la riduzione del rischio di infezioni respiratorie è un dibattito in corso ormai da molto tempo tempo.

In passato i ricercatori che hanno condotto questo studio, pubblicarono i primi risultati della loro ricerca, mentre ora lo studio completo fornisce nuovi dettagli e nuove analisi a supporto del fatto che questo nutriente possa ridurre il rischio di infezioni respiratorie.

I ricercatori, non solo del Karolinska Institutet, ma anche della Harvard Medical School e della Queen Mary University di Londra, hanno analizzato altri 18 studi e condotto nuove analisi, ampliando notevolmente il materiale precedente.

Lo studio comprende infatti il materiale di moltissimi studi pubblicati, oppure registrati ma non ancora pubblicati, ed è la raccolta più completa fino ad oggi. In totale infatti sono stati presi in esame 43 studi randomizzati e controllati con placebo sulla possibile relazione tra vitamina D e infezioni respiratorie che hanno coinvolto quasi 49.000 partecipanti.

 

Somministrazioni giornaliere potrebbero proteggere le categorie a rischio

Nel totale l’effetto protettivo della vitamina D contro le infezioni respiratorie era attorno all’8%. Ma i ricercatori hanno scoperto, che una somministrazione giornaliera di vitamina D sembra essere molto più efficace di una somministrazione settimanale o mensile, senza superare la dose raccomandata.

Il coautore dello studio Peter Bergman, professore associato presso il Dipartimento di Medicina di Laboratorio, Karolinska Institutet ha infatti affermato che una dose particolarmente alta non sembra necessaria. Coloro che hanno ricevuto 400-1000 UI/giorno hanno avuto la risposta migliore. Il gruppo che ha ricevuto questa dose infatti dose ha dimostrato una riduzione del rischio di infezione del 42%. Voglio sottolineare che nello studio non sono stati rilevati segnali che dosi normali di vitamina D possano essere pericolosi o che abbiano causato reazioni avverse“.

Il dottor Bergman ritiene che questo studio potrebbe essere di grande aiuto ai servizi sanitari, spingendoli ad essere più attenti a quei gruppi nella popolazione che hanno un rischio noto di carenza di vitamina D, come le persone con la pelle scura, quelle in sovrappeso e gli anziani.

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