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Un nuovo studio britannico suggerisce che un’infezione da SARS-CoV-2 non garantisce che chi ne è contagiato svilupperà una risposta immunitaria prolungata contro il virus, essendo l’immunità “altamente variabile da persona a persona“.

Secondo una ricerca del Covid-19 Immunology Consortium nel Regno Unito, nella maggior parte delle persone la risposta immunitaria è “rilevabile” sei mesi dopo l’infezione. Eleanor Barnes, una delle autrici di questo nuovo studio, ha affermato che “una precedente infezione non protegge necessariamente a lungo termine“, soprattutto da “varianti preoccupanti“.

Con il vaccino, si ottiene una risposta molto robusta. Con l’infezione naturale, c’è molta più diversità nella risposta”, ha affermato lo specialista.

 

La ricerca

Nello studio, pubblicato su Research Square, ma senza revisione paritaria, sono stati analizzati per sei mesi campioni di sangue mensili di 78 operatori sanitari infetti tra aprile e maggio 2020.

Tra quelli con una risposta immunitaria debole dopo un mese, la maggior parte non aveva anticorpi contro la variante alfa sei mesi dopo l’infezione e nessuno contro la variante beta. I ricercatori non hanno ancora analizzato gli anticorpi contro la variante delta.

I risultati hanno mostrato che circa il 75% delle persone aveva sviluppato una risposta immunitaria abbastanza robusta da essere misurabile dopo sei mesi, mentre un quarto non aveva una risposta immunitaria rilevabile. Tra gli individui asintomatici, oltre il 90% non è stato in grado di rilevare una risposta immunitaria sei mesi dopo l’infezione.