DNA genoma evoluzione
Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

Sappiamo che il nostro DNA condivide molti geni con altre specie animali e persino vegetali. Ad esempio una porzione del nostro genoma è identica a quella delle banane e molti tratti sono in comune con altri animali come i topi. Ma quanto del nostro DNA appartiene unicamente all’Homo sapiens?

 

Solo una piccola parte del nostro DNA è una nostra esclusiva

Secondo un nuovo studio potrebbe trattarsi di una parte davvero molto piccola, ovvero potrebbe essere circa l’1,5%, mentre il resto è condiviso con i nostri antichi antenati come i Neanderthal e i Denisova.

I ricercatori, in questo nuovo studio hanno cercato di districarsi nel labirinto del genoma umano, tra i geni “di antenati arcaici e di regioni genomiche non condivise con ominidi arcaici”. Dall’analisi è emerso “che solo dall’1,5 al 7% del genoma umano moderno è unicamente umano”.

Certo non è affatto semplice scindere ciò che è nostro e ciò che abbiamo ereditato dai nostri antichi parenti. Ad esempio, come è possibile stabilire quali varianti genetiche sono dovute all’incrocio (chiamato anche mescolanza) di Neanderthal e Homo sapiens, e quali sono state trasmesse a entrambe le specie da un antenato comune?

 

Districarsi nella complicata storia del DNA umano

Per cercare di riuscirci il team ha creato un sistema in grado di identificare sia gli eventi di commistione sia l’eredità condivisa per cercare di capire quali regioni del nostro genoma sono uniche.

Hanno dunque creato un algoritmo, a cui è stato dato il nome di SARGE (Speedy Ancestral Recombination Graph Estimator), in grado di poter mappare gli intrecci dei nostri geni nel tempo e tra le diverse specie di ominidi.

Il SARGE è stato applicato su 279 genomi umani moderni dall’Africa e da altri paesi, su due genomi di Neanderthal ben conservato e su un campione di alta qualità di genoma di Denisova. Come affermano i ricercatori “utilizzando il risultante grafico di ricombinazione ancestrale, abbiamo mappato l’ascendenza di Neanderthal e Denisovan, l’ordinamento del lignaggio incompleto e l’assenza di entrambi nei moderni genomi umani”. Dall’analisi è emerso che vi sono le “prove di almeno un’ondata di mescolanza di Neanderthal negli antenati di tutti i non africani”.

Oltre a scoprire che solo dall’1 al 7% del nostro DNA appartiene unicamente a noi, i ricercatori hanno trovato le “prove di molteplici esplosioni di cambiamenti adattativi specifici per gli esseri umani moderni negli ultimi 600.000 anni che coinvolgono geni legati allo sviluppo e alla funzione del cervello”.

 

Non un punto di arrivo, ma un punto di partenza

Ma la ricerca svolta con il SARGE non è certo definitiva. Bisognerà infatti ridurre l’ampio intervallo tra l’1 ed il 7%, rendendolo anche più specifico, con più genomi e più ricerche. Inoltre, il SARGE non è in grado di spiegare perché vi siano state esplosioni di cambiamenti adattivi e quando questi si siano verificati.

Richard Green paleogenetista dell’Università della California, Santa Cruz, membro del team di ricerca ritiene però che sia “estremamente allettante ipotizzare che una o più di queste esplosioni abbiano avuto qualcosa a che fare con il comportamento incredibilmente sociale degli esseri umani, mediato in gran parte dal nostro controllo avanzato della parola e del linguaggio”.

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