Covid crisi climatica
Foto di Alex Strachan da Pixabay

Con l’avvento della pandemia da Covid-19, ormai quasi 18 mesi fa, dove si è presentato un blocco o un rallentamento della vita, gli scienziati ribadiscono che c’è qualcosa di preoccupante: la crisi climatica è ancora ben presente tra di noi. Siamo ancora in uno stato d’emergenza globale, anche se durante i lockdown i livelli di emissioni di anidride carbonica erano diminuiti, migliorando un pò questa situazione preoccupante.

Proprio per questo, oltre 11.000 scienziati hanno concluso che anche se il Covid ha diminuito di poco questi livelli, non ha fatto molto per invertire la situazione dei sistemi naturali del pianeta. Le cause principali di questa condizione sono principalmente i trasporti, che influenzano la crisi climatica, per questo si richiede un cambiamento sostanziale.

 

Covid, il virus non rallenta la crisi climatica

Dati gli impatti che stiamo vedendo a circa 1,25°C di riscaldamento, combinati con i numerosi cicli di feedback di rinforzo e potenziali punti di non ritorno, è urgentemente necessaria un’azione per il clima su vasta scala. Gli esperti parlano di catastrofiche inondazioni, incendi e ondate di caldo record, come quelle che abbiamo visto negli ultimi 20 mesi, sono esempi delle impronte digitali del cambiamento climatico.

Il documento presenta le ultime linee di tendenza sia per le attività legate all’uomo come le emissioni di anidride carbonica e la perdita della foresta amazzonica brasiliana, sia per gli indicatori ambientali come le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera e la perdita di massa di ghiaccio in Groenlandia e in Antartide. I dati mostrano un calo correlato al Covid nei viaggi aerei, nelle emissioni di anidride carbonica, ma rilevano anche livelli record di anidride carbonica e metano nell’atmosfera.

L’aggiornamento dello studio ribadisce il bisogno di eliminare i combustibili fossili, il passaggio a diete più sane per lo più a base vegetale ed un’approccio più sostenibile dell’economia. Questo ovviamente è un compito molto arduo, ma con la forza di volontà possiamo ridurre senza dubbi i rischi di trasmissione di malattie zoonotiche, proteggere dal carbonio e possiamo conservare la biodiversità.

Il nuovo documento esce due settimane prima che l’International Panel on Climate Change abbia in programma di rilasciare un nuovo rapporto sull’ultima comprensione delle tendenze e delle proiezioni del riscaldamento per il futuro. I leader hanno inoltre in programma di incontrarsi a novembre a Glasgow per la COP 26, l’ultima conferenza internazionale sui cambiamenti climatici.

Foto di Alex Strachan da Pixabay