lancio missione DART contro asteroidi dydymos
Un razzo SpaceX Falcon 9 decolla dallo Space Launch Complex 4 presso la Vandenberg Space Force Base in California il 23 novembre 2021, trasportando la navicella spaziale Double Asteroid Redirection Mission della NASA. Il decollo era alle 22:21 PST. Ph. Credit: NASA

Questa mattina alle 7:21 ora italiana è stata lanciata con successo la missione Double Asteroid Redirection Test (DART) della NASA, la prima missione al mondo su vasta scala per testare una tecnologia per difendere la Terra dall’impatto di asteroidi e comete.

Il lancio è avvenuto dallo Space Launch Complex 4 East presso la base delle forze spaziali di Vandenberg in California. I componenti della missione DART sono stati trasportati nello spazio da un razzo Falcon 9 di SpaceX. La NASA ha trasmesso in diretta l’evento, ma per chi non ha potuto seguire il live, può comunque godersi il video dell’intera trasmissione sul canale Youtube della NASA.

 

Il progetto DART: dimostrare che è possibile difendere la Terra dagli asteroidi

Il veicolo spaziale DART, progettato per deviare un asteroide dalla sua orbita colpendolo, è stato realizzato ed è gestito dal Johns Hopkins Applied Physics Laboratory (APL) a Laurel, nel Maryland. L’asteroide target è un corpo celeste noto che non è una minaccia per la Terra, ma che servirà per determinare se questo tipo di approccio può funzionare.

La sonda DART infatti colpirà il corpo celeste per cambiare leggermente il suo movimento in un modo che può essere misurato con precisione tramite osservazioni telescopiche a terra. Se la missione nel suo intero avrà successo significherà che è possibile per un veicolo spaziale navigare autonomamente verso un asteroide bersaglio e collidere intenzionalmente con esso, un metodo di deflessione dell’asteroide chiamato impatto cinetico. Il test fornirà inoltre dati importanti che potrebbero rivelarsi fondamentali qualora dovessimo scoprire che un asteroide sta realmente minacciando la Terra con la sua orbita.

 

Il successo del lancio ed il futuro della missione

Una volta lanciato nello spazio, il DART si è separato dal secondo stadio del suo veicolo di lancio alle 08:16. Pochi minuti dopo, gli operatori di missione dell’APL di Johns Hopkins hanno ricevuto i primi dati di telemetria del veicolo spaziale e hanno iniziato il processo di “detumulazione” del veicolo spaziale verso un orientamento sicuro per il dispiegamento dei suoi pannelli solari.

La missione DART è nata dalla collaborazione internazionale tra la NASA, l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e l’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Il DART compirà dunque un viaggio di sola andata di DART è verso il sistema di asteroidi Didymos, che comprende una coppia di asteroidi, uno piccolo e uno grande, che orbitano attorno a un centro di gravità comune. Il bersaglio sarà il più piccolo dei due asteroidi, Dimorphos, che ha un diametro di circa 60 metri e orbita attorno a Didymos, l’asteroide più grande, con un diametro di 780 metri.

La navicella intercetterà il sistema Didymos alla fine di settembre 2022, schiantandosi intenzionalmente contro Dimorphos ad una velocità di circa 6 chilometri al secondo. Gli scienziati stimano che l’impatto cinetico ridurrà l’orbita di Dimorphos di diversi minuti e misurerà con precisione tale cambiamento utilizzando i telescopi sulla Terra.

 

Gli strumenti di DART per capire come difenderci dagli asteroidi

Tra una settimana intanto si accenderà la fotocamera DRACO (Didymos Reconnaissance and Asteroid Camera for Optical navigation), l’unico strumento di DART e ci fornirà le prime immagini dal veicolo spaziale.

Nel frattempo DART continuerà a viaggiare appena al di fuori dell’orbita terrestre attorno al Sole per i prossimi 10 mesi. Ad assicurare a DART un viaggio perfetto è un sofisticato sistema di guida, navigazione e controllo (GNC), che lavora insieme ad algoritmi sviluppati presso l’APL, chiamato SMART Nav (Small-body Manoeuvring Autonomous Real Time Navigation) che consentirà al veicolo spaziale di identificare e distinguere tra i due asteroidi e a dirigersi verso Dimorphos.

Il sistema ideato e costruito dall’ASI invece, LICIACube (Light Italian Cubesat for Imaging of Asteroids), rimarrà sempre al fianco del DART per catturare le immagini dell’impatto, la nube espulsa risultante e forse uno scorcio del cratere da impatto sulla superficie di Dimorphos creato dall’impatto, così come il lato posteriore di Dimorphos, che la telecmera DRACO non hanno la possibilità di vedere. In questo modo potremo raccogliere ulteriori dati per aiutare a dimostrare il modello cinetico.

Ph. Credit: NASA