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Photo by Caspar Camille Rubin on Unsplash

Sembra passata una vita da quando la parola “streaming” faceva rima quasi esclusivamente con YouTube. Negli ultimi 10 anni, invece, lo streaming live e quello on-demand sono diventati compagni inseparabili nelle nostre vite. Quasi tutti abbiamo un abbonamento a Netflix, a Prime Video o a Disney+. Oppure seguiamo online le dirette dei nostri artisti preferiti o le imprese della squadra del cuore. Ma da qualche tempo abbiamo imparato a conoscere un’altra piattaforma: Twitch. Nata come comunità esclusiva per i videogiocatori, Twitch si è allargata a dismisura anche ad altri settori e oggi raccoglie milioni di appassionati in tutto il pianeta. È il momento di ripercorrere le tappe che l’anno trasformata in uno dei fenomeni più interessanti del web.

In appena un decennio Twitch si è trasformato in un punto di riferimento globale dello streaming. Per capire la portata del fenomeno è sufficiente analizzare alcuni numeri. Sulla piattaforma sono presenti più di 12 milioni di canali attivi e il pubblico che li segue quotidianamente è sull’ordine dei 5-6 miliardi di persone.

A fare da traino a questo boom sono state le generazioni più giovani. Il motivo è molto semplice. Twitch non permette soltanto di seguire le dirette dei campioni dei videogiochi impegnati in allenamenti o tornei ufficiali. Consente anche di interagire con loro, chattare e sostenerli economicamente (tramite il meccanismo delle donazioni) e non. Un approccio alla condivisione che fa di Twitch un riuscitissimo ibrido tra un sito di streaming live e un social network.

Molto interessante per capire nel dettaglio il fenomeno è l’analisi delle categorie più ricercate su Twitch. Accanto ai tradizionali e-sport e giochi di ruolo o survival game si stanno facendo strada anche i virtual casinò: è il caso di PokerStars Casino che ha recentemente aperto i propri canali di diretta streaming. Il panorama si sta decisamente allargando a tutti i settori dell’intrattenimento.

Su Twitch, però, non sono presenti solamente profili e streaming pensati per i giochi. In epoca recente il sito ha iniziato ad ampliare le opportunità offerte al proprio pubblico. E così sono nati canali come “Just Chatting” che, come si intuisce dal nome, non è incentrato sulle dirette ma sulle conversazioni tra i titolari dei canali e i follower. Oppure sezioni in cui si parla di manga, fumetti, sport, musica e attualità.

Sezioni che gli stessi artisti e musicisti stanno iniziando a cavalcare, offrendo contenuti esclusivi legati ai concerti e lanciando i propri singoli in diretta sui canali personali.

Notevole anche il successo di quelli che vengono chiamati “live IRL (in real life)”, ovvero canali che mostrano la vita quotidiana degli streamer impegnati in attività come l’allenamento o la preparazione fisica ai tornei.

Per capire come si è arrivati a quello che possiamo definire come uno dei casi editoriali degli ultimi anni è fondamentale ripercorrere la storia di Twitch. L’antenato di Twitch è la vecchia Justin.tv nata nell’ormai lontano 2007. E come spesso accade in questi casi, Justin.tv era pensata per tutt’altro scopo. Ovvero l’idea dei fondatori Justin Kan ed Emmett Shear di creare una piattaforma simile a un reality show che trasmettesse in streaming 24/7 la loro vita quotidiana. Ben presto, però, il sito iniziò a vivere di vita propria e ad allargare la propria offerta ai contenuti più disparati. Fin da subito fu ben chiaro quali erano quelli più gettonati: le dirette streaming delle sessioni dei videogiochi.

Fu così che i Kan e Shear decisero di puntare su questo trend e nel 2011 cambiarono il nome della piattaforma che iniziò ufficialmente a chiamarsi “Twitch.tv”. Il vero boom, però, arrivò 3 anni dopo.

Siamo a febbraio 2014 e lo stream “Twitch Plays Pokémon” si trasforma in pochissimo tempo in un fenomeno globale, superando le 6 milioni di visualizzazioni. Saranno proprio questi numeri a convincere un colosso come Amazon ad acquistarla per la cifra record di 970 milioni di dollari.

Il resto è storia recentissima. Twitch si sta affermando con decisione anche in Italia e negli Stati Uniti sta addirittura insidiando il primato di Netflix, Apple e Google come servizio più seguito in assoluto.