covid-19 somministrazione Omicron
Foto di Wilfried Pohnke da Pixabay

La ricerca contro il Covid-19 prosegue ormai da due anni e molto presto potrebbe consegnarci nuovi vaccini e nuove somministrazioni per ciò che riguarda la variante Omicron e le sue sottovarianti. Proprio per questo il Presidente dell’AIFA, studiando gli ultimi dati sulle re-infezioni, ha dichiarato che a settembre si valuterà la possibilità di nuove somministrazioni specifiche per la variante dominante e le sue varianti a tutta la popolazione.

I ricercatori di Moderna, ad esempio, stanno testando diversi nuovi prodotti bivalenti che combinano all’mRna che codifica per la proteina Spike del vaccino originario quello che codifica per la variante Omicron. Inoltre il team sta anche sperimentando altri booster simili ai precedenti, ma specifici per la proteina Spike del ceppo principale di Omicron.

 

Covid-19, possibile nuova somministrazione per Omicron e sottovarianti

Anche l’Ema ha sottolineato la necessità per l’intera popolazione di puntare su vaccini aggiornati alle varianti esistenti, oltre a cercare di trovare un vaccino polivalente contro tutti i coronavirus. A detta sempre del Presidente dell’AIFA dobbiamo essere fiduciosi sui vaccini già esistenti, che proteggono ancora in modo efficace dalle malattie gravi. Inoltre si spera sempre di più che nella ricerca affinché si producano entro l’autunno dosi e farmaci aggiornati ed efficaci.

Ciò sottolinea che le re-infezioni sono la prova che ancora è inutile parlare di immunità di gregge, tanto che il virus sarà con noi per molto tempo a intervalli stagionali e proprio per questo in autunno tornerà più forte che mai. Tuttavia non possiamo escludere che Omicron muti in una versione diversa e più patogena, ma sarebbe un processo contrario del destino del virus che finora ha perso virulenza e non infetta più i polmoni.

Gli scienziati di Moderna hanno messo a confronto l’efficacia di una dose di richiamo tradizionale rispetto a una effettuata col nuovo prodotto su 300 e 500 persone, misurandone il titolo anticorpale per diversi ceppi di coronavirus a 28 e 180 giorni dall’iniezione. Il risultato suggerisce che il richiamo sembrerebbe essere più efficace con il nuovo prodotto rispetto a quello vecchio. In altre parole due mRna che codificano per due proteine Spike diverse parrebbero favorire una risposta a ombrello, più ampia, come d’altronde altre indagini avevano suggerito. Stesso effetto nei confronti dei ceppi Beta, Delta e soprattutto Omicron, che è ovviamente il lignaggio che ci interessa di più.

Foto di Wilfried Pohnke da Pixabay