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Se un organismo subisce un’aggressione, ha solo 3 opzioni a sua disposizione: o ribellarsi, o non fare nulla (e quindi subire l’aggressione), o fuggire. Per Henri Laborit (1914-1995), l’unica scelta ragionevole è il volo!

È nel suo famoso saggio L’Elogio del Volo che Laborit ci espone quella che si potrebbe chiamare la sua teoria unificata dell’Uomo nel suo insieme. Lungi dal voler riassumere il pensiero di Laborit, si parlerà piuttosto di un piccolo esperimento che introduce il suo libro e che coinvolge topi e scosse elettriche.

 

L’esperimento di Laborit

Henri Laborit è un chirurgo, ma anche neurologo e filosofo, a cui si deve, tra l’altro, lo sviluppo del primo neurolettico al mondo nel 1951. Tuttavia, ci concentreremo qui su uno degli esperimenti che ha condotto durante la sua carriera, il cui obiettivo era studiare la risposta allo stress nei ratti. Senza ulteriori indugi, ecco i momenti salienti della sua esperienza, come lui stesso racconta:

“Prendiamo un topo e mettiamolo in una camera a due scomparti. Sottoponiamo il topo a una scossa elettrica plantare (deve far male!), preceduta di qualche secondo da un segnale luminoso e sonoro, mentre permettiamo al topo di fuggire nello scompartimento successivo. Cosa sta succedendo? Notiamo senza sorpresa che non è necessario chiedere al topo di rifugiarsi nello scompartimento accanto (che non è elettrificato). Già… questa è Scienza 2.0! Conclusione dell’esperimento: ai topi non piace l’elettricità… questa è scienza!”

Ma cosa succede se chiudiamo la porta tra i due scomparti? Il topo subisce ovviamente la scossa elettrica, ma non può scappare nel secondo scompartimento. Quindi si bloccherà, cosa che Laborit chiama comportamento di inibizione motoria. Ora rendiamo l’esperimento regolare per 7 minuti al giorno per una settimana. Scopriremo che l’animale ha l’ipertensione arteriosa e, peggio ancora, è ulcerato! Non si ferma qui, se prendiamo la sua pressione sanguigna fino a un mese dopo la fine dell’esperimento, scopriremo che l’animale è ancora in ipertensione! Laborit parla di una somatizzazione del corpo, causata dallo stress.

Si potrebbe dire che la causa della somatizzazione non è lo stress, ma la scossa elettrica stessa. Eppure non è così. Laborit, infatti, va oltre: se dopo ogni seduta l’animale viene sottoposto a una scossa elettrica convulsiva, che impedisce l’instaurarsi della memoria a lungo termine, allora non ci sarà ipertensione arteriosa. L’inibizione della memoria previene la somatizzazione. La memoria è necessaria per la somatizzazione perché memorizza l’inefficienza dell’azione di fronte allo stimolo. Per dirla in altro modo, è la memoria che dice al topo che non può fare nulla per evitare lo shock ed è questo che crea la somatizzazione.

Se ora mettiamo 2 topi nella scatola e ricominciamo l’esperimento della scossa elettrica, cosa succede? In questo caso, i topi iniziano a combattere quando ricevono gli shock. E il risultato è sorprendente: non viene misurata l’ipertensione arteriosa, nemmeno durante una settimana di sperimentazione o dopo! Laborit ci dice qui che i topi hanno esteriorizzato ciascuno la propria aggressività agendo sull’altro. E questo ha impedito la somatizzazione. Nota anche che il combattimento non previene le scosse elettriche.

Quindi riassumiamo l’esperienza: sottoposto a una scossa elettrica, il topo ha solo 3 scelte:
– O fugge;
– O esteriorizza la sua aggressività (agendo sugli altri), anche se questo non impedisce lo shock;
– O somatizza se non ha altra scelta.

Per Laborit, di fronte all’aggressività, gli individui pensano prima di tutto alla fuga; e se non possono, sfogano la loro aggressività sugli altri.

 

Questa scoperta può fungere da griglia di lettura per la psiche umana?

In ogni caso per Laborit non ci sono dubbi. L’essere umano, questo animale enigmatico, può essere decodificato se vogliamo sottoporlo alla “freddezza” dell’analisi comportamentale. E tutto si riassume in Amore, Infanzia, Libertà, Morte, Felicità, ma anche Politica, Società e Fede! È con grande chiarezza che Laborit ci espone nell’Elogio del Volo quella che si potrebbe chiamare una teoria unificata dell’Uomo.

A prima vista, questo libro può sembrarci profondamente anti-umanista, soprattutto quando Laborit si sforza di distruggere la nostra concezione idealistica dell’amore descrivendola come il sentimento più narcisistico che ci sia. Tuttavia, a poco a poco appare una speranza nell’Uomo. Per Laborit, infatti, l’unica scelta ragionevole di fronte a un attacco è la fuga.

Contrariamente agli animali, Laborit vede nell’uomo una formidabile capacità di fuga che definisce semplicemente l’immaginario. L’uomo stressato può fuggire come un animale (prendendosi le gambe intorno al collo), ma può anche fuggire in un altro mondo, ovvero un mondo immaginario. Dopotutto, perché amiamo così tanto leggere libri, guardare film o ascoltare musica?