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Il cosiddetto turismo spaziale, ovvero quello legato ai miliardari che sognano di visitare lo spazio, o anche solo andare in orbita, è un problema. Considerando che in parte già è in realtà, si può calcolare il danno che questa pratica porta all’ambiente in sé, un inquinamento calcolabile quando si parla di cambiamenti climatici.

Secondo una ricerca dell’Università di Cambridge e del MIT infatti, le particelle di carbonio nero rilasciate dalla combustione del carburante usato razzi è oltre 500 volte più efficace nel trattenere il calore nell’atmosfera delle altre fonti prodotte dall’uomo. Oltre a questo elemento, c’è anche quello che tale combustibile va a danneggiare il famoso strato di ozono più di quanto si pensasse prima.

 

L’inquinamento del turismo spaziale

Le parole dei ricercatori: “I lanci di razzi vengono regolarmente confrontati con le emissioni di gas serra e inquinanti atmosferici dell’industria aeronautica, che dimostriamo nel nostro lavoro è errato. Le particelle di fuliggine dei lanci di razzi hanno un effetto sul clima molto più grande rispetto agli aerei e ad altre sorgenti legate alla Terra, quindi non è necessario che ci siano tanti lanci di razzi quanti voli internazionali per avere un impatto simile. Ciò di cui abbiamo davvero bisogno ora è una discussione tra gli esperti sulla migliore strategia per regolamentare questo settore in rapida crescita”.

Per quanto riguarda il solo strato di ozono, l’inquinamento prodotto da lanci settimanali di razzi sarebbe in grado di invertire il successo ottenuto grazie al protocollo di Montreal, l’accordo che ha messo al bando le sostanze che danneggiano lo strato appunto.