Lunedì 13 novembre è stato pubblicato un articolo firmato da più di 15.000 membri della comunità scientifica internazionale  (forse il più grande numero di firme in un articolo scientifico) con un messaggio chiaro e forte: se gli esseri umani non prendono misure drastiche, inevitabilmente provocano una catastrofe ambientale sostanziale e irreversibile.

Oltre 1.700 scienziati (tra cui molti premi Nobel per la scienza) hanno avvertito che gli umani e la Natura sono in “rotta di collisione” e che si dovrebbe controllare il nostro danno ambientale in 9 aree, come l’esaurimento dell’ozono, la deforestazione, la popolazione umana e il cambiamento climatico. 25 anni dopo, tutti gli elementi che gli scienziati sostengono avremmo dovuto migliorare, meno in generale, sono peggiorati.

estinzione

Aree di interesse

Tra le principali preoccupazioni della comunità scientifica vi sono le attuali tendenze del cambiamento climatico, la deforestazione e l’industria agricola – in particolare il consumo di bestiame e carne. Secondo il rapporto, dal 1992 ad oggi, la quantità di acqua dolce disponibile pro capite è stata ridotta del 26%, 1,2 milioni di km² di foreste sono andate perse e il numero di zone morte negli oceani è aumentato del 75%. Una zona morta è un’area in cui i livelli di ossigeno nell’acqua sono così bassi (o nulli) che la vita acquatica non può proliferare.

In aggiunta, gli scienziati hanno anche messo in guardia dal fatto che il numero di mammiferi, rettili, anfibi, uccelli e pesci sulla Terra è stato ridotto del 29% e l’estinzione di massa che potrebbe avere luogo – la sesta in 540 milioni di anni – mette la biodiversità in pericolo critico il pianeta. 

Soluzioni urgenti

Molti di questi problemi ambientali sono attribuiti all’esplosione demografica. Dal 1992, il numero di esseri umani è aumentato del 35%, cioè si sono aggiunte 2 miliardi di persone. Sebbene le prospettive per il futuro non siano particolarmente ottimistiche, gli autori hanno osservato che è possibile apportare cambiamenti positivi, esemplificati dal ripristino dello strato di ozono. 

Gli autori hanno anche elencato diverse azioni per iniziare la transizione verso un’economia sostenibile. Azioni come la riduzione dell’uso di combustibili a favore delle energie rinnovabili, la promozione di diete prevalentemente vegane e l’abbassamento dei tassi di fertilità. Hanno aggiunto che quest’ultimo elemento deve andare di pari passo con politiche che garantiscano l’educazione sessuale, la pianificazione familiare gratuita e l’ uso e l’accesso ai preservativi per tutti.

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