amminoacidi vita extraterrestre

Gli astrobiologi stanno cercando amminoacidi nell’universo per capire se questi elementi – mattoni fondamentali per la costruzione della vita – sono presenti su altri pianeti. Un team di ricercatori dell’Indiana intende studiare amminoacidi estratti da meteoriti, l’obiettivo è quello di identificare le eventuali caratteristiche di una possibile vita extraterrestre.

La sfida, comunque, è rappresentata dal fatto che le proteine utilizzate da un organismo sulla Terra potrebbero non necessariamente essere quelle utilizzate in altre zone della Galassia. Un argomento affascinante, che apre numerosi interrogati e alimenta il dibattito circa la possibilità di una vita lontano dal nostro pianeta.

Immaginare la vita extraterrestre grazie agli amminoacidi

“L’obiettivo principale della nostra ricerca è scoprire se ci sono caratteristiche strutturali di alcuni amminoacidi che mostrano una stabilità più elevata in condizioni extra-terrestri – afferma Claire Mammoser, ricercatrice della Valparaiso University dell’Indiana – e poi identificare queste caratteristiche”.

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“Identificare trend relativi alla stabilità degli amminoacidi potrebbe darci un’idea circa quali amminoacidi possono essere sopravvissuti nello spazio abbastanza per dare origine a forme di vita”. Lo staff della Dottoressa Mammoser ha già preso in esame 15 tipi di amminoacidi, alcuni tipici della vita terrestre e altri non riconducibili a essere viventi.

Fiale contenenti questi amminoacidi vengono sottoposte a temperature estreme, radiazioni e altri condizioni utili a simulare contesti tipici del nostro sistema solare. Tra gli esempi presi in esame c’è anche Marte, con la sua atmosfera sottile, oppure Encelado, luna di Saturno nota per i suoi geyser.Uno studio che per certi versi ricorda l’esperimento condotto da Miller e Urey sull’origine della vita.

Il team deve determinare anche come gli amminoacidi riescono a mantenersi compatti e in quale condizione arriva il decadimento. Con il tempo, gli studiosi intendono identificare schemi ricorrenti circa la loro stabilità in varie condizioni, ad esempio la capacità di legarsi con l’acqua, una funzione essenziale per la vita.

“Questo lavoro è stimolante per noi perché non ci sono molti lavori precedenti al riguardo – afferma la Mammoser – Spesso abbiamo preferito lavorare su aree di ricerca già battute da grandi menti del nostro campo, ma questo progetto è molto diverso e siamo stati noi a gettare le basi dell’esperimento”.

 

I risultati dello studio verranno presentati al meeting annuale della Società Americana per la Biochimica e la Biologia Molecolare, appuntamento che si terrà questa settimana a Chicago.

Fonte: seeker.com