Molti di voi utenti ed appassionati del mondo Apple ricorderanno senz’altro la vicenda legata alla strage di San Bernardino perpetrata da Syed Farook. Nell’occasione, in particolare, si erano visti al centro della vicenda le personalità del colosso californiano dell’elettronica consumer e l’ente governativo federale statunitense, che aveva richiesto formalmente una collaborazione interna per l’unlock di iPhone 5C, risoltasi poi in una richiesta di intervento esterna costata all’FBI qualcosa come $900.000 dollari americani.

Sulla base di questa esperienza, e per l’episodio della strage appena avvenuta in Texas, l’FBI ha deliberatamente deciso di ignorare la richiesta di un supporto che Apple riferisce aver posto in essere già dalle prime fasi di apertura delle indagini investigative.

L’attacco, che ha lasciato dietro di se una scia di 26 morti e molti feriti, è stato commesso dal defunto attentatore Devin P. Kelley, per il quale si è già data conferma di possesso di un iPhone non ancora meglio identificato.apple sblocco iphone strage texas

Originariamente, FBI ha incolpato Apple di utilizzare misure di sicurezza eccessivamente restrittive al fine delle indagini. Di fatto, l’agente speciale Christopher Combs, si è espresso senza riserve riferendo che: “I sistemi delle forze dell’ordine non sono sempre in grado di bypassare le contromisure di sicurezza di questi telefoni. Ad ogni modo, stiamo lavorando molto duramente per garantirci l’accesso ai dati del dispositivo”.

Nonostante gli sforzi e le dichiarazioni rilasciate in sede di Conferenza Stampa, gli organismi interni d’indagine dell’FBI sono giunti ad uno stallo seguitato a 48 ore di prove. Un lasso di tempo che l’ente americano si sarebbe riservato all’unlock tramite impronta digitale, sebbene al momento non sia del tutto chiara la natura del terminale e quindi la presenza o meno dei sistemi di sblocco tramite Touch ID Apple.

Un portavoce della compagnia di Tim Cook ha riferito espressamente di una tacita collaborazione offerta in apertura di indagine ma, stando a quanto riferito dalle fonti, l’FBI si sarebbe inizialmente avvalsa della facoltà di operare in via esclusiva attraverso i suoi esperti d’ufficio, al fine di individuare una via di accesso alternativa utile che non richiedesse necessariamente l’intervento del team di sviluppo Apple.

Di fatto, un funzionario dell”FBI ha riferito di una collaborazione avviatasi di comune accordo con lo sviluppatore di Cupertino solo a partire dalle tarde ore della giornata di ieri. Il supporto del costruttore gioca un ruolo essenziale per l’accesso ai file contenuti nel dispositivo, in considerazione del fatto che non vi è un metodo parallelo per bypassare i controlli senza il codice di accesso.

Il Federal Bureau of Investigation, d’altro canto, non dispone di un exploit universalmente valido ai fini dello sblocco iPhone, e pertanto l’intervento Apple è cruciale ai fini della chiusura delle indagini in corso. L’accettazione del supporto inizialmente fornito dallo sviluppatore avrebbe già certamente condotto alla chiusura delle indagini, ma ciò avrebbe concorso a mettere in luce le debolezze dei sistemi governativi di sicurezza, chiaramente lontani da quelli di una società che offre un layer di protezione decisamente all’avanguardia.

E voi che cosa ne pensate di tutta questa faccenda? Credete che Apple adotti politiche fin troppo restrittive per la protezione dati? Spazio a tutte le vostre personali considerazioni al riguardo.