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Il bluff Egomnia e 350mila euro di aiuto pubblico a “The Startup”: Achilli cerca di smentire ma il suo è un castello di sabbia

Il fondatore di Egomnia rompe il silenzio cercando di controbattere alla numerose critiche mosse nei suoi confronti. Il risultato? Uno storytelling che fa acqua da tutte le parti

Due settimane fa, in concomitanza con l’uscita nelle sale cinematografiche del film “The Startup” varie testate giornalistiche hanno espresso pesanti dubbi sulla storia raccontata nel suddetto film e su quanto sia effettivamente reale il successo che Egomnia abbia conseguito nel corso di questi anni.

Infatti, l’uscita di questo film è stata oggetto di dure critiche da parte dei protagonisti del mondo dell’innovazione italiano. Un film che racconta le gesta di un founder amato e odiato, la cui storia era sconosciuta ai più fino ad un mese fa e diciamoci la verità… quanti di voi hanno trovato lavoro con Egomnia?
Matteo Achilli, il fondatore di Egomnia, è stato attaccato da ogni parte, ma in un primo momento non ha risposto direttamente agli attacchi.
Solo durante questi ultimi giorni il founder ha rotto il silenzio e prendendo di mira alcune delle testate che avevano riportato pareri negativi sul film e sulla storia di Egomnia, ha apertamente dichiarato che quegli articoli riportavano chiaramente falsità e inesattezze.

achilli

Il giovane startupper romano si è particolarmente soffermato su alcuni eventi che sono stati oggetto delle varie critiche tra cui: la medaglia ricevuta dal Presidente della Repubblica, il rapporto stretto tra Egomnia e Microsoft e il numero effettivo di società registrate sulla sua piattaforma.
Ma la cosa buffa è che Achilli nei suoi aperti attacchi contro chi ha scritto “falsità e inesattezze” non sia riuscito a smentire quasi nulla, anzì… ha messo su una smentita che, in realtà, se analizzata con le dovute metriche e conoscenze smonta la storia di successo e conferma il grande bluff di una startup digitale che è partita da un’ottima idea ma che poi si è bruciata dopo poco tempo.
L’idea alla base di Egomnia era quella di costruire una piattaforma web che aiutasse i giovani a trovare lavoro tramite un algoritmo che da un punteggio ai candidati in base alle esperienze inserite nel curriculum, un’idea valida che però non trova riscontro di utilizzo ne di successo.
Matteo Achilli sembra essersi concentrato più sullo storytelling dell’ideale incarnato all’interno di Egomnia piuttosto che sullo sviluppo dell’algoritmo che permettesse alla piattaforma di poter funzionare.
Il founder si è, quindi, rivelato un abile giocoliere con le parole ma un astratto realizzatore di fatti concreti.

LEGGI ANCHE: Egomnia: una storia di successo che non esiste. Un grande bluff che fa male al mondo delle startup

Andiamo con ordine…

1) Dietro alla storia della medaglia, che secondo Achilli, gli è stata consegnata dal Presidente della Repubblica (al tempo Giorgio Napolitano), sembrano esserci varie inesattezze. Già, perché la medaglia Achilli la ha ottenuta, ma non dal Presidente Giorgio Napolitano. Piuttosto, il fondatore di Egomnia, ha ricevuto una onoreficenza dal Comune di S.Eufemia a Maiella, paese nativo della nonna. Sulla medaglia è evidentemente riportata la sigla della “Presidenza della Repubblica Italiana”, e trattandosi di un Comune Italiano non poteva essere da meno. Achilli, quindi, se la è rigirata per bene facendola passare per un riconoscimento “honoris causa” consegnato dalla Presidenza.

2) Il rapporto “stretto” tra Egomnia e Microsoft è stato, invece, smentito per direttissima da Microsoft Italia, il quale riporta: “Egomnia è una delle startup incluse nel programma Microsoft BizSpark e grazie ad esso ha potuto usufruire gratuitamente della piattaforma cloud Microsoft Azure, oltre che di supporto in termini di formazione. Recentemente Egomnia è diventato un partner di Microsoft perchè ha sviluppato una soluzione integrata con Office 365 per la creazione di curricula con Word, opzione disponibile per diverse realtà. Microsoft ha aderito alla piattaforma Egomnia solo nel 2015 come beta tester, da allora non ha più utilizzato i suoi servizi HR e non può essere considerato un cliente”.

3) Il film racconta di una Startup che ha rivoluzionato il mercato del lavoro italiano, e fin qui tutto bene, in effetti se funzionasse realmente, l’algoritmo di Achilli potrebbe avere realmente successo. Ma soffermiamoci per un momento sul termine affiancato a Egomnia, cioè “Startup”.
Andiamo a scoprire che Egomnia, fondata nel lontano 2012, non è mai stata registrata all’interno del registro delle imprese innovative (Istituto di diritto commerciale, istituito proprio nel 2012 ed atto a far registrare le vere startup in un’apposita sezione).
Che Egomnia non abbia i requisiti necessari per l’iscrizione nel registro delle imprese innovative? Chi lo sa? Una cosa è certa… un film che parla di una delle Startup più promettenti di Italia, capitanate dal futuro “Zuckerberg italiano” che non ha la qualifica di Startup Innovativa è il colmo.

4) Molto discusse sono state le partnership che Egomnia vanta sul proprio sito. Nel sito compaiono Vodafone e la provincia di Milano come sponsor & partner della piattaforma di Achilli.
Vodafone smentisce e non si considera sua cliente, e la Provincia di Milano fa lo stesso (tra l’altro il team di Egomnia non ha neppure avuto l’accortezza di modificare la dicitura, in quanto la Provincia di Milano è stata sostituita dalla sigla di “Città Metropolitana”.

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5) Il film “The Startup” ha ricevuto 350 mila euro di aiuto pubblico. Il film in questione viene, infatti, classificato nella Relazione FUS2015 tra le “attività cinematografiche – con riconoscimento dell’Interesse Culturale per Opere di Lungometraggio IC”, a cui viene riconosciuta una somma di 350 mila Euro direttamente dal fondo statale.
Ora che la verità su Egomnia viene a galla potrebbe fare abbastanza ridere oppure storcere la bocca a quelli che hanno ancora la voglia di indignarsi, la scarsità del messaggio culturale che fa passare il film.

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6) Infine, Achilli, la cui falsa modestia non passa di certo inosservata, ha precisato di non essersi mai definito “lo Zuckerberg italiano”, ma proprio il suo sito sembrerebbe dimostrare il contrario.
Ritroviamo, infatti, un video nel quale un cartone animato prodotto proprio dal founder riprende la storia “di uno Zuckerberg italiano”.
Si difende dicendo che “la definizione è dei media” – e aggiunge – “il titolo del video gioca su questo, è una scelta di marketing. Io non mi sono definito da solo così, riprendo il soprannome che mi è stato dato”.

Nel video, alla frase “è ora di far crescere Egomnia” appare visivamente chiaro, come questa piattaforma sia incentrata esclusivamente sull’ego spropositato del suddetto founder e di quanto passi in secondo piano la funzionalità reale del servizio.

 

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