La Fondazione Nazionale Americana ha recentemente dichiarato la sua collaborazione in un progetto di nuovi computer dal costo di $500.000. Il gruppo è formato da biologi e ingegneri informatici ricercatori della Lehigh University tutti esperti di architettura informatica, bioingegneria e elaborazione del segnale.

 

Umanizzazione del computer: significato e scopi

Il progetto consiste nel rendere i computer strutturalmente simili al cervello umano e al sistema nervoso e poi addestrarli per diversi scopi. L’intera rete neurale costituente i nuovi computer sarà interamente formata da cellule vive, anche se gli scienziati ancora non hanno descritto di che specie.

Programmando successivamente le cellule vive con un’opportuna intelligenza artificiale, si potranno studiare nello specifico certi comportamenti caratteriali umani oppure si potranno sviluppare delle macchine a stato solido in grado di aiutare a 360° l’uomo nelle fabbriche, evitando danni che il cervello umano sottoposto a stress non riesce a notare.

Xiaochen Gao, professore associato alla Lehigh University ha dichiarato che la stimolazione e registrazione dell’attività neuronale siano possibili grazie soprattutto ai recenti sviluppi dell’optogenica. Si tratta di tecniche di rilevamento ottico ad alta velocità e stimolazione ottica modellata che uniti ai dati genetici sono in grado di sondare circuiti neuronali nei cervelli dei mammiferi.

Saranno di notevole aiuto nelle ricerche cerebrali: i neuroscienziati potranno utilizzare questa tecnologia come banco di prova per lo studio del cervello umano. Da questo infatti simulando ad esempio alcune patologie si potrà giungere a una cura efficace, dimenticando quindi le cavie di laboratorio.

Si approfondirà come stabilizzare la rete neuronale vivente tramite protocollo di programmazione basato su STDP (processo biologico che controlla la forza di connessione neuronale). Sempre grazie agli STDP si cercherà di ottimizzare il tasso di convergenza degli stati della rete. Si studieranno inoltre specifici algoritmi di rappresentazione e addestramento dei dati che tengono conto dei vari vincoli del sistema in sviluppo.

Anni fa un gruppo di scienziati dell’Università della Pennsylvania sviluppò in laboratorio delle cellule di tessuto cerebrale. L’etica sopraggiunse l’entusiasmo scientifico: c’era infatti il timore che il tessuto potesse divenire intelligente e rendersi “umano”.

Per il computer biologico non sappiamo ancora bene dove si voglia arrivare, sopratutto perché lo studio è stato svelato solo pochi giorni fa con ancora tantissimi misteri ma in ogni caso ricordiamo una delle tre leggi della robotica: “non ci sarà mai un essere artificiale anche se dotato di coscienza in grado di danneggiare l’uomo.