uber apple

Tim Cook, CEO di Apple, e Travis Kalanick, CEO di Uber, si sono incontrati due anni fa per una riunione “di emergenza” nella sede Apple. Quello che ai tempi era sembrato un incontro per una collaborazione, magari per le auto a guida assistita, era stato in realtà un ammonimento chiaro e preciso, che avrebbe potuto portare alla rimozione di Uber dall’App store.

Cosa faceva di male Uber

In questi giorni se ne è parlato molto, e la tesi più diffusa è che Uber installasse una specie di software, quasi come se fosse un Virus, all’interno degli iPhone dei suoi utenti, in grado di comunicarne all’azienda le azioni e gli spostamenti, anche nel caso in cui la app fosse stata rimossa. In realtà Uber non ha mai fatto nulla di simile, ed oltretutto una pratica del genere rasenta l’impossibile, soprattutto visto il funzionamento di OS, che è assolutamente blindato e sicuro.

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In realtà Uber si era limitata ad implementare una porzione di codice in grado di riconoscere ogni device su cui veniva installato, praticamente come se ne rilevasse le impronte digitali. Molte applicazioni memorizzano i propri utenti, spesso per tenere in memoria i salvataggi, nel caso dei videogiochi, oppure per sincronizzare le impostazioni su più device. Memorizzare il “fingerprint” del cellulare invece, è una pratica espressamente vietata da Apple, pena la rimozione dallo store della propria App.

Perchè Apple si è arrabbiata

Chi di voi ha avuto esperienze da programmatore con l’App store, probabilmente si sarà stupito dalla notizia. Quando Apple rileva un problema in una applicazione infatti si limita a respingerne il caricamento, segnalandolo al programmatore. E fin qui nulla di strano: Uber carica un aggiornamento della sua applicazione, Apple rileva il problema e lo segnala, l’aggiornamento viene respinto e Uber rimane presente nello store nella versione attuale. Perchè allora Tim Cook si è arrabbiato così tanto?

La risposta è semplice e diabolica: gli ingegneri di Uber avevano attivato una “grey area” intorno al quartier generale di Apple: se l’applicazione si fosse accorta di stare girando nell’area di Cupertino, avrebbe “disattivato” la porzione di codice responsabile del finger print, in modo da rendere impossibile il rilevamento di questa caratteristica. “Quasi” impossibile in realtà, perchè alla fine gli ingegneri della Apple sono riusciti a scoprire il trucco.

Uber Siri

L’incontro quindi è stato quasi un richiamo bonario, perchè se è vero che per Uber è importantissimo poter contare sulla User Base Apple, è anche vero che, visto il numero di utenti di Uber, per Apple era importantissimo mantenere l’applicazione sul proprio store, pena la cessione di ulteriore “terreno” ad Android.

La scusa ufficiale di Uber è il fatto che, in questo modo, era possibile rilevare i device rubati, che spesso vengono associati a carte di credito clonate. Scusa comprensibile, ma debole visto che questo tipo di verifiche vengono già operate, legalmente, dagli operatori di pagamento.

 

Fonte: TheTelegraph.co.uk