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I tardigradi, ovvero i microscopici esseri viventi che sopravviverebbero all’Apocalisse

Il lignaggio dei tardigradi è antico: loro microfossili riportano dall’inizio del periodo Cambriano agli inizi del Cretaceo, da 520 a 100 milioni di anni fa

I tardigradi hanno una reputazione del tutto speciale: sono gli animali più “immortali” del pianeta. Alcuni di questi invertebrati microscopici riescono a resistere a temperature proibitive. Altre specie possono sopportare radiazioni potenti e il vuoto dello spazio. Nel 2007, l’Agenzia Spaziale Europea ha inviato 3.000 animali in orbita bassa attorno alla Terra ed è stato dimostrato che i tardigradi sono sopravvissuti per 12 giorni all’esterno della capsula.

Impatti con asteroidi, stelle esplosive, intensi scoppi di radiazioni: un’intera varietà di eventi astronomici potrebbe portare alla fine della specie umana, per non parlare della distruzione di tutti i tipi di ecosistemi globali.

Tuttavia, secondo nuove ricerche, un animale microscopico noto come “orso d’acqua” o, meglio, con il suo nome scientifico tardigrado (Milnesium tardigradum), potrebbe resistere a queste catastrofi globali. Questo piccolo essere vivente è abbastanza robusto da riuscire a sopravvivere ad alcuni scenari peggiori.

Farlo congelare, farlo bollire, farlo morire di fame, disidratarlo o addirittura spingerlo nel vuoto dello spazio: questo “Wollverine-wannabe” di 0.5 millimetri di lunghezza, a otto zampe, non demorde. I tardigradi sono animali con un genoma che, da un’attenta analisi, pare sia stato “rubato” per il 17,5 per cento dei suoi geni da altre specie.

La specie più resistente dell'universo

“Molti studi precedenti si sono concentrati su possibili scenari”, spiegano i ricercatori. “Sulla Terra, eventi astrofisici come le supernovae potrebbero eliminare la razza umana. Il nostro studio ha invece considerato la specie più forte – il tardigrado“, afferma David Sloan, ricercatore dell’università di Oxford. Non c’è dubbio che il nostro pianeta appartenga davvero ai batteri e agli archea, e con gli esseri più “estremisti”, ovvero più resistenti, sepolti in profondità sotto la crosta e reagendo ad alcune condizioni piuttosto inospitali. Anche se la Terra dovesse esplodere e ridursi in frammenti, è probabile che ci saranno molti organismi singoli che si aggrapperebbero ad un ipotetico asteroide o qualsiasi altro oggetto spaziale, metabolizzando lentamente. Ci sono asteroidi, per non parlare dei pianeti nani come Plutone e Eris che potrebbero ospitare tali esseri viventi. L’onda d’urto prodotta da una supernova entro 0,1 anni luce potrebbe anche essere sufficiente a far evaporare gli oceani.

Diversi scenari hanno fissato un limite di quel che potremmo aspettarci di vedere. Una serie di reazioni a catena che potrebbero portare lentamente ad altri eventi disastrosi. In ogni caso, questa sarebbe una buona notizia per gli “orsi d’acqua” che, senza dubbio, sopravviverebbero.

Una buona notizia per i cacciatori di alieni. Una specie fra le più resilienti nell’Universo. In un contesto come quello di Marte, dove cercare la vita è un obiettivo, o altrove nello spazio, potremmo imbatterci in uno di questi esseri Highlander. Una constatazione confortante sapere quanto la chimica vivente sia robusta e resistente di fronte ad un universo ostile.

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