Il cervello umano non funziona come un computer: vi spieghiamo perché

Dagli anni ’40 è opinione comunque che il cervello umano lavori come un computer, ma questa visione è sbagliata. Lo dimostra il comportamento dei neonati.

Per quanto ci provino, scienziati neurologici non riusciranno mai a trovare una copia della Quinta Sinfonia di Beethoven nel cervello umano, oppure copie di parole, immagini, regole grammaticali o qualsiasi altro stimolo ambientale. Il cervello umano non è vuoto, ovviamente, ma non contiene tutte le informazioni che la gente ritiene contenga. E questo discorso vale anche per i ricordi. Una concezione fallace che risale all’invenzione del computer negli anni ’40, un’innovazione che ha innescato una certa confusione.

Nel corso degli anni infatti, psicologi, neuroscienziati e altri esperti del comportamento umano hanno affermato che il cervello umano lavora esattamente come un computer. Per stabilire quanto vuota sia questa visione basta controllare il cervello dei bambini. Grazie all’evoluzione, i neonati umani – come quelli delle altre specie mammifere – fanno il loro ingresso nel mondo già pronti a interagire con esso.

Il cervello umano non lavora come un computer

Un bambino non ha la stessa vista di un adulto, ma riesce comunque a prestare attenzione ai visi ed è in grado di identificare rapidamente sua madre. Preferisce il suono delle voci ad altri tipi di suono e riesce a distinguere un suono verbale rispetto ad un altro. Siamo, senza alcun dubbio, costruiti per intrattenere rapporti sociali.

cervello umano computer

Un neonato in buona salute e anche in possesso di una dozzina di riflessi, reazioni preconfezionate a certi stimoli che sono indispensabili per la sopravvivenza. Pensiamo alla suzione, una volta che il biberon o il seno vengono avvicinati alla sua bocca o al riflesso di trattenere il respiro una volta immerso in acqua. Un neonato sa afferrare oggetti e, cosa più importante, presenta già potenti strumenti di apprendimento che gli consentono di cambiare rapidamente il modo in cui interagisce con il mondo.

Sensi, riflessi e meccanismi di apprendimento sono elementi che, se non ci fossero, metterebbero a rischio la nostra stessa sopravvivenza. Ma ci sono tante cose che non abbiamo dalla nascita, ad esempio, dati, regole, informazioni, conoscenze, rappresentazioni, programmi, modelli, ricordi, immagini, simboli, ecc. Non solo non siamo nati con tutte queste cose al nostro interno ma si tratta di elementi che non sviluppiamo neppure in seguito. Forse, il cambiamento potrebbe arrivare con i lacci neurali che potranno trasformarci in uomini-cyborg.

E qui arriviamo al funzionamento del cervello umano, che a differenza del computer non immagazzina parole o regole, non vengono create rappresentazioni di stimoli visivi, non rintracciamo informazioni o immagini da un registro della memoria. Il computer lo fa, il nostro organismo no. I computer possono, letteralmente, elaborare informazioni, che siano numeri, lettere, parole, formule o immagini. Per prima cosa necessitiamo di un codice che la macchina sia in grado di utilizzare per processare i dati, in modo da memorizzarli e immagazzinarli.

I computer immagazzinano in aree ben precise di vari supporti fisici, tutte le regole che la macchina utilizza per spostarli, copiarli e svolgere operazioni su di loro risiede al suo interno. Un insieme di regole è chiamato “programma” o “algoritmo”, un insieme di algoritmi che collabora per aiutarci a fare qualcosa si chiama “applicazione”, termine familiare a tutti noi. In breve, i computer operano su rappresentazioni simboliche del mondo e le immagazzinano nel vero senso della parola, la memoria è infatti fisica. Il cervello umano non lo ha mai fatto e non lo farà mai.

Fonte: aeon.co


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