La prima cometa “interstellare” raggiunge il sistema solare

L’asteroide si avvicina al Sole seguendo una traiettoria iperbolica. Ma occorrono ancora altre osservazioni per capirne bene la direzione

L’astronomo Michele Bannister ha pubblicato sul suo account Twitter un messaggio in cui avverte la natura insolita della cometa catturata dal telescopio Pan-STARRS. Il suddetto asteroide si avvicina al Sole, seguendo una traiettoria iperbolica. Secondo l’esperto, il percorso iperbolico del corpo celeste è una prova della sua origine interstellare.

Abbiamo bisogno delle osservazioni di questo oggetto, ma se le informazioni correnti sulla sua orbita non contengono gravi errori, è possibile spostarlo solo da un’orbita iperbolica. Se questo sarà confermato in futuro, allora questo corpo celeste – C/2017 U1 – sarà il primo esempio di ‘cometa interstellare’“, ha scritto Bannister nel suo account Twitter.

asteroidi

Il sistema solare, così come ospita otto pianeti, Plutone e decine di pianeti nani, è abitato da innumerevoli asteroidi e comete, oltre che da piccoli corpi celesti ghiacciati. Gli asteroidi più noti si trovano nella parte interna del sistema solare, nella fascia principale degli asteroidi, tra le orbite di Giove e Marte, mentre le comete si trovano intorno alla cosiddetta nube di Oort.

Alla fine di settembre, gli astronomi che lavorano con il telescopio Pan-STARRS hanno scoperto la prima prova di questa teoria, rilevando una cometa estremamente insolita, che hanno chiamato C/2017 U1 appunto. Questo corpo celeste si trova tra l’orbita di Mercurio ed il Sole, ad una distanza cinque volte inferiore alla distanza tra la Terra e il Sole. Questa cometa, che secondo i calcoli degli scienziati planetari è entrata nel sistema solare, è quasi perpendicolare al piano orbitale della Terra e ad altri pianeti e si muove ad perbole.

Non è ancora chiaro se lascerà per sempre il sistema solare o ritornerà verso il Sole. Per ottenere una risposta a questa domanda, come ha sottolineato Bannister, il movimento della cometa deve essere osservato per più di due o tre settimane.


Approfondisci con: in
FONTE: Orbitsimulator