Lanciate in orbita le più piccole navicelle spaziali mai costruite

Sono il progetto di un miliardario russo. Con esse, si spera di poter raggiungere sistemi di stelle lontani

Breakthrough Starshot, lo “sforzo” da 100 milioni di dollari di un miliardario russo per esplorare il sistema stellare più vicino al nostro, ha lanciato la più piccola navicella spaziale mai costruita in orbita intorno alla Terra.

I sei robot di cui è composta, chiamati “sprites”, sono schede stampate progettate per sopravvivere nello spazio. Ognuna è dotata di piccoli pannelli solari e di due antenne, una piccola radio, un computer, un giroscopio (per spostarsi e stabilizzarsi) e un magnetometro (per orientare il campo magnetico della Terra).

Un sistema di micro navicelle spaziali

Ogni sprite è sottile, misura circa 12 centimetri e pesa one una moneta.  Secondo quanto riportato dal Scientific American, Starshot ha lanciato sei dei suoi sprites il 23 giugno a bordo di due satelliti europei su un razzo indiano. “Questa è una versione molto precoce di ciò che avremmo inviato a distanze interstellari“, ha dichiarato Pete Worden, ex direttore del Centro Ames Research dell NASA e direttore esecutivo di Starshot.

Due sprite di Starshot sono collegati a piccoli nanosatelliti educativi: il Venta (gestito dalla Lettonia) e il Max Valier (gestito dall’Italia). Quattro altri aspettano l’installazione all’interno del Max Valier, secondo SciAm.

La navicella spaziale è in comunicazione radio con le stazioni di terra in California e New York, così come con gli appassionati di radio amatoriali in tutto il mondo”, ha detto un comunicato stampa Starshot. “Questa missione è stata progettata per verificare quanto l’elettronica degli Sprites esegua in orbita e dimostrarne la nuova architettura di radiocomunicazione“. Il fatto che sembrino funzionare nello spazio è un grande anticipo per  Breakthrough Starshot – un ambizioso progetto decennale annunciato nell’aprile del 2016 da Stephen Hawking e dal fisico russo e Yuri Milner.

L’obiettivo finale, forse entro i prossimi 20 o 30 anni, è quello di spingere in orbita ancora più piccole navicelle spaziali, chiamate “starchips”, al 20% della velocità della luce con potenti laser a terra. “La vita nell’universo non significa solo vita extraterrestre. Significa che noi possiamo raggiungere le stelle? Possiamo farlo nel corso di queste nostre vite?”.
L’obiettivo generale di Starshot è Alpha Centauri, il più vicino sistema di stelle vicino alla Terra, che si trova a circa 4.37 anni luce (25.7 trilioni di miglia). All’interno di questo sistema, i ricercatori stanno guardando Proxima Centauri: una stella nana rossa che è circa 1 trilione di miglia più vicina di altre due stelle del sistema. Proxima Centauri si ritiene ospiti un pianeta di dimensioni planetarie, denominato Proxima b, nella sua zona abitabile.

“Una nave spaziale dotata di una fotocamera e di vari filtri potrebbe scattare immagini a colori del pianeta e concludere se sia verde (che sa vita come la conosciamo), blu (con oceani d’acqua sulla sua superficie) o semplicemente marrone (roccia secca)”, hanno spiegato gli scienziati.


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