Lutto nella Scienza: addio al grande fisico teorico Stephen Hawking

Il leggendario scienziato Stephen Hawking ci ha lasciati all’età di 76 anni. Hawking, il cui lavoro nel campo della fisica è stato celebrato in tutto il mondo, è morto nella sua abitazione a Cambridge nelle prime ore di oggi, mercoledì 14 marzo 2018. Il triste annuncio è stato rilasciato da un portavoce della famiglia.

“Siamo profondamente rattristati che il nostro amato padre sia scomparso oggi. Era un grande scienziato e un uomo straordinario, il cui lavoro e la cui eredità sopravviveranno per molti anni”, si legge nella dichiarazione dei figli Lucy, Robert e Tim.

Il celebre cosmologo ha esplorato i misteri dell’Universo spiegando le complesse teorie dello spazio, del tempo e dei buchi neri. Ha sofferto di una rara malattia neurologica chiamata sclerosi laterale amiotrofica che lo ha tenuto legato ad una sedia a rotelle fin da giovane. Nonostante la malattia, Hawking continuò a svolgere il ruolo di professore del Lucasian a Cambridge nel 1979, cattedra una volta tenuta da Isaac Newton nel 1663.

Ha cercato di portare le teorie scientifiche avanzate ad un pubblico generico con “Breve storia del tempo”, il libro che è diventato un best seller internazionale, rendendolo una delle più grandi celebrità della scienza dopo Albert Einstein. Hawking è stato coinvolto in una ricerca leggendaria per trovare una “Teoria Unificata”. Tale teoria risolverebbe le contraddizioni tra la Teoria Generale della Relatività di Einstein, che descrive le leggi della gravità che governano il movimento di grandi oggetti come pianeti, e la Teoria della Meccanica Quantistica, che si occupa del mondo delle particelle subatomiche.

Hawking affermò che trovare una “Teoria del Tutto“ permetterebbe all’umanità di “conoscere la mente di Dio”. Nel 2001 pubblicò un secondo libro, “L’Universo in un guscio di noce”, aggiornando i lettori su concetti come super gravità, singolarità nude e la possibilità di un Universo multi-dimensionale.

Lo scienziato affermò inoltre che credere in un Dio che interviene nell’Universo “per assicurarsi che i buoni vincano o siano ricompensati nella vita successiva” era un pensiero più che auspicabile: “Non posso fare a meno di pormi la domanda: Perché esiste l’Universo? Non conosco un modo operativo per fornire la risposta, se ce n’è una, o un significato. E mi infastidisce”, disse nel 1991.

La combinazione tra il suo libro più venduto e la sua disabilità quasi totale (per un po’ di tempo poteva usare alcune dita, poi poteva solo stringere i muscoli del viso) lo ha reso uno dei volti più riconoscibili della Scienza.

Hawking era noto per la sua controversa e schietta natura: spesso faceva scommesse scientifiche, molte delle quali perse. In questi ultimi mesi ha rilasciato forti dichiarazioni contro il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump per la salvaguardia dell’ambiente. Inoltre, ha espresso preoccupazione sullo sviluppo incontrollato dell’Intelligenza Artificiale, un concetto ripreso anche dal tycoon Elon Musk.

Ha fatto apparizioni televisive in show di successo come “I Simpson” e “Star Trek” e ha contato tra i suoi fan The Edge, il chitarrista degli U2, che ha partecipato nel gennaio 2002 alla celebrazione del suo sessantesimo compleanno. Negli ultimi anni, Hawking ha partecipato nella sitcom di grande successo The Big Bang Theory interpretando sé stesso in alcuni sporadici episodi.

La prima parte della vita del cosmologo è stata la trama nel film del 2014 “La Teoria del Tutto”, con Eddie Redmayne come protagonista. Redmayne ha vinto il premio miglior attore Academy Award per la sua rappresentazione dello scienziato.

Il suo genio, il film, i libri, le apparizioni televisive hanno focalizzato ancora più attenzione sui notevoli risultati di Hawking, il quale rimarrà un Pilastro della Scienza negli anni a venire ed un esempio da seguire, non solo per i suoi successi accademici – indiscutibilmente ineccepibili – ma soprattutto per la sua perseveranza nonostante la malattia: Hawking ha dimostrato al mondo intero che anche le disabilità più gravi non devono impedire ai pazienti di vivere.