moab in aeroporto

GBU-43/B, Massive Ordnance Air Blast, ovvero Ordigno di distruzione massiva per onda d’urto, o più semplicemente Mother Of All Bomb, è la bomba non atomica più potente mai costruita dagli Stati Uniti. Non si tratta della bomba “tradizionale” più grande mai costruita (il primato spetta alla Grand Slam inglese, classe 1943, lunga quasi 12 metri), ma con la sua potenza paragonabile ad 11 tonnellate di dinamite, nel 2003 era la bomba non nucleare più potente al mondo. Il primato è durato 4 anni, l’11 Settembre 2007 infatti la Russia ha testato ed introdotto in arsenale la ATBIP, una bomba termobarica che sprigiona un’onda d’urto 4 volte più potente, amichevolmente chiamata FOAB, o Father Of All Bomb.

moab in aeroporto

Quello che è sicuro però, è che MOAB è stata la bomba più potente mai utilizzata in un conflitto armato, con l’eccezione delle due bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki.

Come funziona la Mother Of All Bomb

Non si tratta di un ordigno molto elaborato, e sebbene il bilanciamento e la stabilizzazione di un’arma simile non siano assolutamente banali, l’utilizzo è relativamente semplice: MOAB viene caricata su di un aereo Cargo adagiata su un Pallet (identico ai bancali usati nei camion); una volta raggiunto l’obbiettivo viene aperto il portello dell’aereo, e viene lanciato un paracadute attaccato al Pallet; il paracadute trascina il Pallet fuori dal portellone, e la bomba precipita sul suo bersaglio, mentre il Pallet fluttua leggero nel cielo (non si sa mai che cadendo possa fare male a qualcuno). L’ordigno è impostato per esplodere a circa due metri dal suolo, dove crea un’onda d’urto dal raggio di 1,5km ed un’esplosione di 150 metri di raggio.

Il tipo di esplosivo utilizzato è la Ciclotrimetilentrinitroammina, per gli amici RDX. Per spiegarci meglio, se siete appassionati dei film di Bruce Willis, o di videogiochi come Call OF Duty, vi ricorderete dell’esplosivo al plastico, e più precisamente del “famigerato” C4. Ecco l’RDX è un parente stretto del C4, solo che, al posto dei panetti che eravamo abituati a vedere al cinema negli anni ’90, in questo caso ce ne sono quasi 9.000kg.

In fin dei conti comunque, non si tratta di una bomba atomica, quindi perchè dovremmo essere preoccupati?

Cosa ha la Mother Of All Bomb di così spaventoso?

Di per se, tecnicamente nulla. Lo stesso risultato si poteva ottenere con un bombardamento a tappeto di una ventina di missili cruise, in maniera analoga al bombardamento siriano del 6 Aprile scorso. Si è scelto invece di lanciare la MOAB, che oltre alla potenza, ha anche una grande carica simbolica.

Chiariamo subito un dettaglio: non è stato Trump a lanciare la bomba. L’utilizzo dell’ordigno è stato pianificato durante l’amministrazione Obama, ed il permesso del lancio è stato accordato dal generale Joseph Votel, del comando di difesa centrale. Il dipartimento della difesa risponde direttamente al presidente degli stati uniti, quindi diciamo che Trump ha dato il suo benestare all’operazione, ma non è stata una sua idea.

Quindi cosa rende questo attacco così inquietante e spaventoso? Almeno due dettagli assolutamente non trascurabili.

La MOAB è fatta per uccidere la gente

Anche se la cosa sembra lapalissiana, ordigni così potenti non sono mai stati realizzati con lo scopo di uccidere il nemico, ma piuttosto per danneggiare le strutture, i veicoli, le navi e le infrastrutture. Durante la guerra del Vietnam il predecessore della MOAB, battezzata Daisy Cutter (taglia margherite), veniva utilizzata per spianare le foreste e consentire l’atterraggio degli elicotteri. Ovviamente il nemico veniva ucciso, ma era più un danno collaterale che non lo scopo dell’arma.

Dopo l’11 Settembre 2001 invece, gli Stati Uniti hanno cominciato a sfruttare Daisy Cutter per applicare una strategia di tipo “Shock and Awe“, traducibile letteralmente con “Distruggi e Terrorizza” o più tecnicamente come “Dominio Rapido”. Questa tecnica è stata formalmente teorizzata nel 1996, dopo l’esperienza della prima guerra del Golfo, e consiste nel dispiegare una forza enorme e violentissima, con lo scopo principale di terrorizzare il nemico, per spingerlo a smettere di combattere, privandolo della percezione del campo di battaglia e di ogni possibile strategia di risposta. Harlan K. Ullman e James P. Wade, gli autori della strategia, la descrivono in questo modo:

“il giusto equilibrio dello Shock and Awe deve causare la percezione e l’aspettativa di una sconfitta certa e la minaccia e il timore di azioni che possano bloccare completamente o in parte la società del nemico o rendere inutile la sua capacità di combattere senza arrivare alla completa distruzione fisica.”

Sebbene queste parole possano essere rassicuranti, i fatti lo sono molto meno, soprattutto se consideriamo che gli autori vedono una applicazione “ante litteram” della loro strategia nell’attacco nucleare di Hiroshima e Nagasaki. Il che ci porta al secondo punto, quello più spaventoso:

L’utilizzo della MOAB potrebbe essere l’anticamera di una guerra nucleare sotto mentite spoglie

Il concetto è semplice. L’utilizzo di una testata nucleare spaventa, soprattutto per via delle radiazioni, e nessuno stato occidentale sarebbe disposto ad accettare l’uso delle armi nucleari. Pochi giorni fa però, abbiamo visto che il potenziale distruttivo delle bombe nucleari è alto, ma non enorme; basti pensare che la MOAB ha un onda d’urto il 10% più potente di Davy Crockett (la testata nucleare più piccola dell’arsenale americano), e che la FOAB (la bomba termobarica russa potente come 4 MOAB) è stata disegnata espressamente per sostituire diverse testate nucleari “avanzate” dalla guerra fredda. Anche quello delle radiazioni è un dettaglio marginale, poichè abbiamo visto che, se la detonazione avviene in aria, il loro impatto sul lungo termine è quasi trascurabile.

moab impatto
La MOAB pochissimi istanti prima dell’impatto

Insomma se oggi fosse stata lanciata una piccola bomba atomica, il risultato sarebbe stato simile, ma l’impatto dell’opinione pubblica sarebbe stato assolutamente più forte; in questo modo invece clamore ed indignazione sono stati quasi inconsistenti.

Il concetto è che, anche se non abbiamo visto funghi atomici, la violenza dispiegata nell’attacco di Nangarhar potrebbe essere l’anticamera di una escalation estremamente violenta, e se la Russia decidesse di sfoggiare il proprio arsenale, magari ci risparmieremo le radiazioni, ma il livello di distruzione sarebbe potenzialmente lo stesso.