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L’arrivo della primavera vuol dire molte cose e tra queste c’è la stagione delle allergie e anche in questo caso i cambiamenti climatici si fanno sentire. Secondo gli esperti infatti un effetto di questi sarà l’aumento della stagione delle allergie a causa dell’aumento del polline in circolazione nell’aria. Solo negli Stati Uniti si parla di un anticipo di 40 giorni dalla primavera per poi continuerà 18 giorni rispetto ai limiti normali.

Nei casi peggiori si prevede un aumento del polline del 200% e questo a causa principalmente dell’aumento delle temperature. In alcune zone del pianeta si creerà un clima perfetto per alcune piante le quali inizieranno a produrre molte più polveri naturali di quanto non facciano già ora. Anche l’anidride carbonica a questo effetto visto che potenzia la fotosintesi aiutando quindi sempre la crescita delle suddette.

 

Polline, allergie e cambiamento climatico

Un altro aspetto importante sarà il cambio delle piante. In molte producono polline, ma non tutte ne producono nella stessa quantità. A seconda di come cambierà il clima, saranno alcune specie piuttosto che altre a riempire l’aria di tali polveri. Non si parla di soli fiori, come si pensa, ma anche alberi per esempio. Ci sarà uno stravolgimento abbastanza netto che però andrà visto singolarmente da zona a zona del pianeta a causa delle moltissime differenze ambientali.

Da questo punto di vista risulta importantissimo prevedere per tempo i picchi anche se con l’aumento effettivo nell’aria sarà anche più facile avere risultati più precisi. In sostanza, durante le previsioni del tempo potrebbe sempre più spesso trovare spazio la lettura del polline nell’aria e quali zone saranno più colpite.