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Foto di WikiImages da Pixabay

L’origine dell’Universo è un tema che avvolte la scienza e la religione confondono o su cui hanno dei dubbi. Questo perché semplicemente non le affrontano allo stesso modo. Quello che hanno in comune è comunque la stessa domanda: da dove è iniziato tutto? Ovviamente la storia dell’Universo è fondamentale per capire anche la nostra di storia. Quello che ci resta da capire è se davvero la scienza può darci seriamente delle risposte.

Sappiamo che è iniziato 13,8 miliardi di anni fa e possiamo descrivere con sicurezza come si è evoluto il giovane Universo a partire da un centesimo di secondo dopo il Big Bang, anche se ci sono alcune lacune importanti nella storia che dobbiamo ancora colmare. Le cose diventano più complicate quando parliamo di compleanno.

 

Scienza, possibile spiegazione dell’origine dell’Universo

Come noi anche l’Universo ha dei genitori come i nostri antenati e cosi via. Possiamo far risalire questa continuità al primo essere vivente, quello che chiamiamo il nostro ultimo antenato comune, probabilmente un batterio vissuto oltre 3 miliardi di anni fa. L’unica spiegazione scientifica accettabile è che la vita deve provenire dalla non vita. Sorse almeno 3,5 miliardi di anni fa dalla crescente complessità delle reazioni chimiche tra le bio-molecole presenti nella Terra primordiale. Se l’origine della vita è cosi misteriosa, quella dell’Universo lo è ancora di più.

L’Universo per definizione include tutto ciò che c’è, quindi come può nascere il tutto dal nulla? Il compito della scienza è sviluppare spiegazioni senza ricorrere all’intervento divino. In filosofia il problema è conosciuto come la Causa Prima. È nato senza una fonte che lo precedesse. La scienza opera all’interno di chiari confini concettuali. Per spiegare l’origine di tutto, la scienza dovrebbe spiegare se stessa. Per fare questo avremmo bisogno di una nuova modalità di spiegazione scientifica. Le attuali spiegazioni sull’origine dell’Universo si basano su due pilastri fondamentali: la relatività generale e la fisica quantistica.

Combinare i due è abbastanza ragionevole, dato che nella sua infanzia l’intero Universo era abbastanza piccolo da rendere importanti gli effetti quantistici. L’intero cosmo potrebbe essere emerso da una fluttuazione di energia casuale, una bolla di spazio che è apparsa dal “nulla”, la quantità che i fisici di solito chiamano vuoto. In effetti, il vuoto è un’entità piena di attività, dove le particelle emergono e scompaiono come bolle in un calderone bollente. Per definire il vuoto bisogna partire da molti concetti fondamentali, come lo spazio, il tempo, il risparmio energetico, i campi gravitazionali e materici.

Tuttavia, queste previsioni sull’Universo primordiale si basano su ciò che possiamo misurare con le nostre macchine e utilizzando gli attuali modelli della fisica delle alte energie. Questi modelli si basano anche su ciò che possiamo misurare e su ciò che consideriamo una ragionevole estrapolazione. La scienza ad oggi ancora non può chiarire definitivamente l’origine dell’Universo. Quello che può fare è fornire modelli che descrivono possibili scenari.Questi modelli sono strumenti eccellenti che possiamo utilizzare per spingere i confini della conoscenza a tempi sempre più precoci, nella speranza che osservazioni e dati ci guidino ulteriormente.

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