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Image by John Higgitt from Pixabay

Un gruppo di ricercatori della Jiaotongo University di Pechino ha sviluppato un dispositivo che “legge le menti” con l’obiettivo di aiutare ad attuare la politica cinese di censura della pornografia. Guardare video porno è un crimine in Cina e il Paese ha già attuato diversi processi che cercano di filtrare i contenuti espliciti su Internet e sui social network, incluso l’uso dell’intelligenza artificiale e l’assunzione di persone, per lo più donne, che censurano il contenuto.

Tuttavia, questo lavoro poco appetitoso sta stancando i dipendenti preposti a queste mansioni e la stanchezza dà luogo a errori. Anche la tecnologia non è infallibile e l’ideale è combinare le due cose. Il nuovo dispositivo, dunque, cerca di massimizzare l’efficacia del rilevamento di contenuti pornografici cercando di imitare la capacità del cervello umano.

I ricercatori rivelano che le prestazioni dell’occhio umano e del cervello nel riconoscimento delle immagini sono di gran lunga superiori a quelle dell’intelligenza artificiale e che questo è particolarmente vero quando le immagini hanno sfondi complessi.

Il team ha notato che l’immagine di qualcuno nudo, anche se apparsa solo per mezzo secondo, attira l’attenzione degli spettatori. Il casco è in grado di rilevare qualsiasi picco nelle onde cerebrali causato da contenuti espliciti. Se indossato da uno dei funzionari della censura, il casco può continuare a mostrare immagini fino a quando le onde cerebrali non cambiano a causa dell’esposizione alla pornografia.

Il dispositivo è così sofisticato che si adatta persino alle onde cerebrali di ogni persona e può filtrare i cambiamenti nell’attività cerebrale causati da altre cose, come pensieri o stanchezza.

Il campione era composto da 15 uomini tra i 20 ei 25 anni. La precisione della tecnologia si aggira intorno all’80% e il team giustifica questo valore con la mancanza di materiali per addestrare l’IA a causa della legge che vieta la pornografia.

Il problema principale che circonda il dispositivo è la privacy. Le fabbriche cinesi utilizzano già tecniche simili per monitorare la produttività e la concentrazione dei lavoratori, ma non ci sono leggi che limitano le informazioni raccolte e l’uso che ne viene dato.