Tonga eruzione riscaldamento globale
Immagine via Il Giornale d'Italia

Come sappiamo dobbiamo essere sempre più preoccupati riguardo il nostro pianeta e riguardo il riscaldamento globale. Le possibilità di superare quel 1,5 grado temporaneamente sono aumentate in maniera notevole a causa dell’eruzione spettacolare di un vulcano sottomarino a Tonga nel 2022. Questo esplosivo evento è stato definito il più potente del 21esimo secolo.

Le grandi eruzioni sono generalmente dominate dalle emissioni di anidride solforosa, che causano il raffreddamento del clima, ma quella di Tonga è stata molto insolita. Secondo un nuovo studio l’impatto dell’eruzione era sempre stato sminuito. L’effetto dell’esplosione del vulcano sottomarino non sarà devastante come quella di eventi passati. Quest’ultimo evento però ha aumentato del 7% la probabilità di sforare gli 1,5 gradi almeno una volta già nei prossimi 5 anni.

 

Riscaldamento globale, l’eruzione Tonga potrebbe farci raggiungere prima il 1,5º

La particolarità dell’eruzione del vulcano Tonga è un’altra: la quantità senza precedenti di acqua immessa nell’atmosfera terrestre, pari a 58mila piscine olimpioniche. E il vapore acqueo contribuisce all’effetto serra. Il Pinatubo e il Tonga potrebbero avere risposte opposte al riscaldamento, il che rende il vulcano Tonga particolarmente interessante nel contesto di altre eruzioni recenti. Anche se limitato, il contributo dell’eruzione del vulcano Tonga al climate change sarà rilevante.

Fino al 2022 si stimava la probabilità di sforare la soglia più bassa di riscaldamento globale fissata dal Paris agreement entro il 2027 era del 50%. Con l’eruzione diventa sempre più probabile che l’evento accada. Il materiale eruttato ha raggiunto l’altezza di 57 km, ricadendo per la maggior parte nella stratosfera cioè la fascia compresa tra i 10 e i 40 km di altezza. La quantità di vapore acqueo eruttata, da sola, ha aumentato il contenuto di H2O della stratosfera del 15%. Utilizzando dei palloni sonda, i ricercatori hanno potuto registrare le percentuali di vapore acqueo presenti negli strati alti dell’atmosfera nell’area dell’esplosione, e hanno calcolato che in questo caso potrebbero essere stati iniettati direttamente nella stratosfera circa 50 teragrammi di acqua, qualcosa come 50 miliardi di litri, o l’equivalente del contenuto di 20mila piscine olimpioniche.

Una variazione di tale entità che potrebbe controbilanciare gli effetti di gas e ceneri prodotte dall’eruzione, e persino invertirli, aumentando le temperature della superficie terrestre per mesi, o addirittura anni. Allo stesso modo, modificando le condizioni chimiche presenti nell’atmosfera è possibile che l’aumento di molecole di acqua possa danneggiare lo strato di ozono, con effetti al momento impossibili da prevedere. Una ricerca precedente, realizzata utilizzando i dati raccolti dai satelliti della Nasa, aveva stimato infatti una quantità tre volte maggiore di acqua iniettata nella stratosfera durante l’eruzione: più o meno l’equivalente di 58mila piscine olimpioniche. Secondo gli scienziati della NASA comunque anche se questo evento dovesse succedere l’aumento delle temperature sarà talmente contenuto che sarà davvero impercettibile.

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