Il 21 febbraio 2019, abbiamo letteralmente sparato ad un asteroide. Più precisamente, l’astronave Hayabusa2, costruita e lanciata dalla Japan Aerospace Exploration Agency (JAXA), ha sparato un proiettile metallico dal peso di 5 grammi sulla superficie dell’asteroide Ryugu, un corpo celeste di circa 1 chilometro di diametro in viaggio a quasi 350 milioni di chilometri dalla Terra. Questo proiettile ha sconvolto la superficie dell’asteroide, consentendo a Hayabusa2 di recuperare parte del materiale roccioso in superficie. Decollato nuovamente dall’asteroide nel novembre 2019, Hayabusa2 dovrebbe arrivare sulla Terra entro la fine del 2020 e consegnare i campioni raccolti in una capsula di rientro perchè siano studiati.
Il team di tecnici al lavoro dietro Hayabusa2 ha riportato alcune interessanti informazioni sul processo di campionamento, riportando misurazioni della superficie di Ryugu che possono dirci molto sulla sua evoluzione. Queste osservazioni descrivono la storia straordinaria di un oggetto che ha viaggiato dalla principale fascia di asteroidi, avvicinandosi brevemente al Sole, per poi stabilirsi in un’orbita piuttosto vicina al nostro pianeta.
Comprendendo meglio come e perchè Ryugu abbia acquisito il suo aspetto attuale, gli scienziati potranno avvantaggiarsi di un modello più completo della formazione e dello sviluppo di questi corpi celesti, compresi gli asteroidi carbonacei di tipo C, categoria di cui anche Ryugu fa parte. La ricerca descrive come alcune parti di Ryugu siano “più blu” mentre altre siano “più rosse”. Questi termini si riferiscono in realtà a sottili variazioni di colore della superficie dell’asteroide attraverso lo spettro visibile. Il team di Hayabusa2 ha infatti scoperto che l’equatore e i poli dell’asteroide sono più blu, mentre le restanti zone risultano più rosse.
Questa differenza di colore potrebbe essere legata all’età dell’asteroide oppure, piuttosto, al periodo di tempo per cui il materiale che compone il satellite è direttamente esposto allo spazio aperto. Questo accade perchè le superfici esposte sono oscurate e arrossate dagli agenti atmosferici spaziali, come bombardamenti da micrometeoriti, particelle solari e cosmiche, nonchè dal riscaldamento dovuto all’avvicinamento al Sole. Quando Hayabusa2 ha sparato il suo proiettile da una distanza di circa un metro, una nuvola di frammenti più rossi, scuri e a grani sottili è schizzata verso l’esterno prima di ricadere sulla superficie.
Gli scienziati hanno concluso che queste particelle, originariamente presenti solo sulle superfici esposte dei massi diffusi sull’asteroide, sono atterrate in tutto il sito di campionamento, trasformandolo da blu a leggermente rosso. Il materiale esposto, “arrossato” dal Sole e dalle intemperie cosmiche, si sposta lentamente sotto la debole gravità dell’asteroide dall’equatore e dai poli alle medie latitudini, più basse. Questo movimento espone materiale più fresco e più blu all’equatore e ai poli e deposita il materiale rosso nel mezzo.
Sembra davvero ironico quanto il semplice atto di “sparare” una piccola sfera di metallo in un asteroide abbia rivelato particolari così interessanti sulla vita di Ryugu: dalla sua formazione, durante il suo viaggio attraverso il sistema solare interno, fino ai processi che continuano a modellare la sua superficie ancora oggi. Quello che possiamo imparare da un asteroide è davvero sorprendente, figurarsi cosa potremmo scoprire l’anno prossimo, quando finalmente la navicella Hayabusa2 sarà rientrata sulla Terra con il suo preziosissimo carico di campioni rocciosi!
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