Avvistamento 3: immagini ROV di un calamaro Magnapinna a 3060 m di profondità. (A) Vista ravvicinata del calamaro Magnapinna incontrato a 5,3 m sopra il fondo del mare con braccia / tentacoli prossimali visti leggermente aperti e pinne che ondeggiano lentamente. (B) Estensione completa delle braccia / tentacoli, la più lunga è di circa 1680 mm. Ph. Credit: Deborah Osterhage / Hugh MacIntosh / Franziska Althaus / Andrew Ross
Un team di ricercatori del, Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO Energy) ha documentato una serie di avvistamenti di calamaro magnapinna nelle profondità della Great Australian Bight, la Grande Baia Australiana, un vasto golfo, o baia aperta, sita al largo delle parti centrale ed occidentale della linea costiera meridionale della terraferma australiana.
Questi calamari giganti del genere Magnapinna e della famiglia Magnapinnidae vivono nelle profondità dell’oceano e sono degni di nota per più di un motivo. Ad esempio questi cefalopodi si vedono raramente in natura. Sino ad ora sono stati documentati solo 12 avvistamenti. Si tratta infatti di animali che vivono a migliaia di metri di profondità nell’oceano.
Inoltre possiedo anche delle pinne uniche che sporgono dal lato della e che servono per spingerlo nell’acqua, come se vi volasse. A corredare il tutto, dei lunghi tentacoli che sono molto più lunghi dei loro corpi.
A causa della profondità a cui vivono, sappiamo molto poco del calamaro magnapinna, oltre ai loro caratteri fisici generali. Questo avvistamento è il primo nella Great Australian Bight ed è anche la prima volta che il calamaro viene osservato in gruppo.
Da questi avvistamenti è stato possibile effettuare delle misurazioni. Sino ad ora infatti, non era stato possibile eseguire delle misurazioni dirette, ma solo comparandolo con altri animali. I ricercatori hanno osservato che questo calamaro, dal mantello lungo appena 15 cm, può avere dei tentacoli che arrivano quasi a 2 metri.
Il magnapinna è stato osservato mentre i ricercatori erano intenti a condurre delle indagini sottomarine. Una volta individuati, quasi per caso, i ricercatori hanno utilizzato ulteriori strumenti per osservarli in modo più adeguato.
Si sono avvalsi sia veicoli subacquei telecomandati che di telecamere trainate. In tutto sono state totalizzate oltre 40 ore di osservazioni subacquee a profondità comprese tra 950 e 2400 metri sotto la superficie.
Ph. Credit: Deborah Osterhage / Hugh MacIntosh / Franziska Althaus / Andrew Ross
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